Amore per gli animali e amore per l'uomo

Amore per gli animali e amore per l’uomo. Riflessioni sulla conferenza di padre Tito Brandsma, oggi santo

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In questi tempi sovraffollati di proposte editoriali spesso deboli e informazioni sempre più aggressive, arriva con la leggerezza del dono inaspettato un piccolo libro che ha come tema l’amore e come conseguenza la pace dell’anima.

Un saggio che è preghiera moderna

Nella conferenza di San Tito Brandsma, dal titolo Amore per gli animali e amore per l’uomo, si parla apertamente del nobile sentimento universale ma da una prospettiva diversa dal solito, un poco spostata rispetto alla classificazione standard che accade e viene soddisfatta o disattesa solo tra esseri umani. Nelle pagine che vanno a comporre il breve saggio di cui stiamo parlando, saggio che possiamo definire preghiera moderna, i protagonisti sono gli animali e la chiave che possiedono per aprire il cuore all’uomo. Lo scritto di San Tito Brandsma ha dunque in sé il generoso compito di sensibilizzare al rispetto e all’amore non solo verso i propri simili, ma verso tutte le altre creature del Creato.

Vita di Tito Brandsma

Tito Brandsma, il cui vero nome è Anno Sjoerd, mutato poi in Tito in omaggio al padre, nasce nel 1881 in Olanda. Appena diciassettenne entra nell’Ordine dei Frati Carmelitani, per poi essere ordinato sacerdote nel 1905. L’anno successivo raggiunge l’Italia, per recarsi a Roma con lo scopo di approfondire gli studi di filosofia e nella capitale italiana si laurea nel 1909. Dopo la laurea torna in patria dove inizia a dedicarsi all’insegnamento e al giornalismo, collaborando con diverse testate e fondando la rivista «Karmelrozen». Nel 1923 viene nominato professore nell’Università Cattolica di Nimega, della quale nel 1932 diventa Rettore. Mentre nel 1935 assume la carica di Assistente nazionale dei giornalisti cattolici, incarico che ricoprirà sino alla morte prematura.

Purtroppo la storia, dal nostro punto di vista di posteri, ha già ampiamente chiarito che l’essere umano in pace non riesce a stare e addentrandoci negli anni Quaranta del Novecento, non fatichiamo a ricordare che sul paesaggio dell’Europa cala lo spettro angosciante dell’occupazione da parte della Germania nazista di Adolf Hitler. Cambia il vento, i tempi si fanno cupi e il valore della vita diventa improvvisamente inesistente. In questo scenario di oppressione e paura, padre Tito Brandsma, sia per il ruolo di insegnante, sia per quello di assistente dei giornalisti cattolici, ha modo di scontrarsi con l’ideologia nazista, diventando così nemico attivo degli interessi tedeschi in Olanda. Resistere lo conduce all’arresto, che avviene il diciannove gennaio 1942. Il fermo è l’inizio della fine, che padre Tito Brandsma, vedrà arrivare all’età di sessantuno anni, il 26 luglio del 1942. Nel campo di concentramento di Dachau, secondo le fonti, un’infermiera, per ordine delle SS pone fine alla vita del padre, iniettandogli una fiala di acido fenico. Nel 1952 viene introdotto il processo di beatificazione e canonizzazione di padre Tito, martire del nazionalsocialismo. Questa, in estrema sintesi, la biografia di un uomo che ha consapevolmente scelto di non nascondere le proprie idee umane e di combattere per l’umanità a costo della propria vita.

Amore per gli animali e amore per l’Uomo. Una nuova edizione, aumentata e corretta, per l’editore Graphe, con la prefazione di Luigi Accattoli

Tornando al libro edito in Italia dal piccolo (ma solo per collocazione editoriale) editore Graphe.it, è necessario precisare che si tratta di una seconda edizione, che torna in libreria a nove anni dalla prima. Questa edizione, rivista, aumentata e corretta, si apre con una puntuale prefazione a firma di Luigi Accattoli, nella quale l’autore nell’introdurre il testo regala al lettore un aneddoto personale: il ricordo di quando la figlia ha introdotto in casa un cane, gesto che ha portato inevitabilmente l’intera famiglia a doversi confrontare con l’animale. Questo aneddoto mi ha colto di sorpresa, riportandomi al fatto personale di quando in casa, a mia totale insaputa, è arrivato un cane. Purtroppo, nonostante la vergogna che sto ancora provando, sono costretto ad ammettere che ho vissuto l’arrivo dell’animale come un trauma. In me era forte quell’arroganza egoista, che mi portava a vedere solo gli aspetti negativi di questa nuova e indesiderata convivenza. Un cane, mi dicevo, necessita inevitabilmente di attenzione che portano a mettere sullo sfondo le proprie e bastava questo pensiero a proiettarmi dentro una condizione irritante che è durata diversi anni, anni nei quali il collare al collo me lo sono sentito io, sino a quando un fatto domestico e di davvero poco conto mi ha portato al risveglio, facendomi finalmente comprendere di quanta sensibilità sia naturalmente dotato un animale.

Parlava di amore per gli animali mentre l’Uomo sterminava i suoi fratelli

Parallelamente a questa “scoperta” ho incontrato il lavoro di San Tito Brandsma. E in tutto questo non ho potuto che scorgere l’inizio felice di un cambiamento del quale oggi sono lieto. Amore per gli animali e amore per l’uomo, si tratta del breve testo di una conferenza tenuta da padre Brandsma a cinquantacinque anni, quando era Rettore all’Università. Correva l’anno 1936, che nelle parole di Accattoli viene giustamente definito «difficile per uomini e animali sulla Terra» perché di lì a poco sarebbe avvenuta una «grande mattanza». Accattoli prosegue l’analisi del periodo storico e umano, evidenziando «il vento di grossolanità che soffiava pericolosamente sui popoli mentre lui  (San Tito Brandsma) argomentava per tirare i giovani ad amare gli animali, sostenendo che un atteggiamento di mitezza e di protezione verso di loro avrebbe potuto aiutare al rispetto delle creature umane».

Amare gli animali nella nostra epoca. Un fraintendimento clamoroso a cui Tito Brandsma ci dà modo di rimediare

In questa frase vengono sintetizzati pensiero e intenzioni di San Tito Brandsma. Mi viene quindi naturale abbandonarmi a una considerazione personale, sempre a proposito dei nostri tempi sovraffollati di superfluo, ovvero come gli animali abbiano loro malgrado assunto dei ruoli distanti dalla loro natura per soddisfare le mancanze dell’essere umano. Mi riferisco all’atteggiamento umano di averli resi un completo riempimento alle mancanze affettive e sociali del singolo individuo. Questa richiesta sempre più pressante ha generato in qualche modo una “moda del cane” a completamento della famiglia perfetta e felice. Così come, sull’onda di questi pensieri, non posso che ricordare tristemente la fioritura di negozi specializzati, guardaroba dedicati, palestre e centri benessere per animali. La vivo in maniera deprimente questa espansione, perché dietro al bisogno si cela puntualmente quel business che niente ha a che fare con il sentimento ma tanto invece con il profitto. L’animale, oggi, quasi come un oggetto umanizzato, rischia di trovarsi dentro quel paradosso nel quale amore ‘a modo nostro’ rischia di far perdere la dignità, perché amorevolmente privato di tutta una parte “selvatica” che interessa la propria natura. Si tratta, ovviamente, di contraddizioni, nelle quali cadiamo inconsapevolmente, come succede al  sottoscritto, che ha scoperto un amore per gli animali e il piacere di stabilire con loro un dialogo e nonostante questi continua a essere un frequentatore di macellerie, un carnivoro schiavo dell’ipocrisia tipica di chi si ciba degli animali ma mai accetterebbe di fare un giro nei mattatoi. Mai dire mai, certo. E infatti mi aggrappo alla speranza di un futuro cambiamento. Ma, al di là di questo, merita davvero una scoperta o riscoperta, l’opera di San Tito Brandsma e tanta attenzione agli inviti alla riflessione contenuti all’interno della conferenza, a pensieri come:

Non sto qui implorando un amore esagerato per gli animali, una morbosa ostentazione di sentimentalismo, che dia a cani o cavalli, gatti o uccelli, ciò che viene sottratto agli esseri umani. Io condanno, in totale coerenza con quanto ho già detto, un amore per gli animali che non sia subordinato all’amore degli esseri umani

e ancora

Non vediamoci in modo ristretto; non vediamo il mondo in piccolo. Vediamoci piuttosto partecipi del grande piano della creazione, pensando e amando come fa Dio, amiamo gli animali, facciamo loro del bene, proteggiamoli, come Egli ci chiede secondo il piano della Sua creazione che parla ora e sempre al nostro intelletto.

Un invito a entrare in contatto anche con quell’invisibile, con quello spirito e quella sensibilità che, purtroppo, non è sempre sviluppata in ogni essere umano. E proprio per questo quando la si incontra assume l’immagine di un dono prezioso.

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