Massoneria tra privacy e legalità

Massoneria: i nomi degli iscritti tra privacy e lagalità

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Parliamo di Massoneria tra privacy e legalità. Quando si parla di Massoneria c’è una questione che ha quasi la sua stessa età, ovvero se i nomi degli  iscritti debbano essere dichiarati (vedremo eventualmente come) o se si possa davvero continuare a parlare di diritto alla riservatezza in un’epoca come la nostra, dove l’infiltrazione mafiosa, innegabile, è all’ordine del giorno in ogni ambito umano.


Massoneria tra privacy e legalità. La questione sollevata dall’Ex Gran Maestro aggiunto del GOI e la necessità di depositare i nomi degli iscritti

In queste settimane l’ex Gran Maestro aggiunto del Grande Oriente d’Italia Claudio Bonvecchio ha rilasciato un’intervista a Fanpage in cui spiega le ragioni della sua fuoriuscita dalla Massoneria di Palazzo Giustiniani. Ragioni che hanno a che fare proprio con il senso, diciamo così, che il GOI ha della giustizia interna, quindi dei Tribunali massonici che avrebbero la precedenza rispetto ai Tribunali della Repubblica italiana. Pare che il GOI lo abbia messo nero su bianco con una recente circolare emessa dalla Gran Segreteria del GOI con l’avvallo della Giunta esecutiva, stando alla quale, in caso di dispute, gli iscritti non possono avvalersi dei tribunali della Repubblica italiana ma limitarsi al giudizio interno. Teniamolo a mente, perché questo fatto, che è di una novità assoluta nella storia della Massoneria, fa da perno alle considerazioni che andiamo ad esporre.

Bonvecchio afferma anche di non aver riscontrato evidenti azioni da parte del GOI per contrastare le infiltrazioni mafiose, che si sarebbe limitato a fare «come le tre proverbiali scimmiette che non vedono, non sentono, non parlano». Chiaramente non sappiamo dire se sia effettivamente così, cioè se il GOI non abbia svolto azioni correttive significative, ma certo una testimonianza come quella di Bonvecchio non è di poca rilevanza. In ogni caso può far aprire un dibattito pubblico, che auspichiamo, perché, siamo convinti, ci guadagnerebbe sia la Massoneria sia la società nella sua interezza.

Massoneria. Depositare gli elenchi degli iscritti? Ecco le ragioni per farlo e per non farlo

Depositare i nomi degli iscritti presso un’autorità dello Stato è, di per sé, un atto illiberale. Lo spieghiamo in questo articolo, che esprime non solo la posizione morale garantista del nostro settimanale, a tutela del diritto di associazione e di quello alla riservatezza, ma il fatto, centrale, che le responsabilità penali di eventuali reati sono sempre personali. Lo prevede il Diritto, ovunque vengano commessi e da chiunque. Si devono perseguire reati specifici e non, come vorrebbe l’opinione pubblica inficiata dal peggior populismo, condannare una categoria intera di citttadini, in questo caso i Massoni, in quanto tali.

Ma essere garantisti non vuol dire chiudere le orecchie o smettere di ragionare sui fatti, tanto più se c’è spazio per considerazioni nuove che tengano conto di nuove informazioni, come questa che Bonvecchio ha messo in luce sulla giustizia interna del GOI. Allorché noi oggi diciamo questo:

Ha senso che un’Obbedienza massonica consegni l’elenco degli iscritti solo se decide di non avvalersi di un diritto. Solo nel caso in cui ritenesse, cioè, che il dovere di collaborare con la Giustizia sia più importante. La Massoneria ha il potere di emettere un provvedimento straordinario che tenga conto dell’emergenza nazionale ma certo ogni critica nei confronti verso i vertici che ancor anon l’abbiano proposto ha un peso relativo. Una cosa del genere può nascere solo dal basso. In verità devono essere gli iscritti a chiederlo. Una volta tanto la Massoneria vedrebbe riconsegnata alle maestranze la sua forza primaria e non sempre ai vertici che ne sono solo i rappresentanti. Utilizzerebbe, in tal caso, quella “libertà di fare o non fare” di cui parla nel Rito di Iniziazione al primo Grado, quando rivolgendosi al nuovo Fratello ammesso, spiega quanto ampio sia il campo d’azione morale della sua coscienza. La libertà di non fare, cioè non agire necessariamente. In termini positivi di diritto, non fare vuol dire non far valere i propri diritti in vista di un eventuale più importante senso del dovere per l’amor di Patria.

Che la Patria sia afflitta dalle mafie è cosa certa, e ora alla gravità di questo fatto corre in parallelo anche l’urgenza di porvi fine proprio con il contributo di Scuole di Pensiero, di Libertà, Uguaglianza e Fratellanza come la Massoneria. Tanto più che gli elenchi non sarebbero certo esposti al pubblico ludibrio, ma nelle mani di istituzioni che li userebbero nel pieno rispetto della libertà di associazione e riservatezza laddove le Organizzazioni Massoniche si decidessero a fare un concordato con lo Stato. Crediamo che sarebbe il gesto che più di tutti salvaguarderebbe, tra l’altro, proprio il loro buon nome. Forse, parlando di Massoneria tra privacy e legalità è giusto che proprio i Tribunali interni possano volutamente far pesare di più la legalità sulla bilancia della dea Dike.

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