Storia e significato del Primo maggio
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Il Primo Maggio: un giorno di festa e di lotta

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Abbiamo chiesto al nostro Antonio Foccillo di scrivere un articolo sulla Festa dei lavoratori. La sua lunga esperienza nel Sindacato con ruoli di alta responsabilità non può che donare un’immagine certamente non esaustiva ma densa di significati e sentimenti per l’importanza che questa data simbolica continua ad avere e avrà sempre per il nostro Paese. Lo ringraziamo per il vasto contributo e la sensibilità che lo ha dettato.

Ideali e Valori di una Festa nazionale

Raccontare in poche righe la storia e il significato del Primo Maggio nella sua valenza come momento di lotta e di celebrazione quale festa del lavoro è estremamente difficile, ma ci provo.

È una festa laica universale che unisce i popoli, esalta gli ideali di giustizia, di uguaglianza e di fratellanza. Proprio per questi motivi il Primo Maggio è una festa che, con il suo svolgimento, manifesta il grado di libertà e di partecipazione che contraddistingue una società democratica.

L’occasione drammatica per la quale la festa e numerosi eventi altrettanto drammatici che, in vari paesi, si sono verificati in occasione della sua celebrazione non tolgono anche il carattere festoso e di speranza per un futuro migliore. Anzi, la consapevolezza di eventi luttuosi, frutto di forze antidemocratiche, antisindacali, padronali nel senso più bieco e – fortunatamente – sempre più lontani nell’esperienza italiana, spingono i lavoratori a sentire con uguale forza e sempre maggiore motivazione il significato profondo di un giorno di festa che però è anche di lotta, una lotta per il miglioramento delle condizioni di lavoro e di vita dei lavoratori di tutto il mondo.

Storia e significato del Primo Maggio

Il Primo Maggio nasce il 20 luglio 1889 a Parigi. A lanciare l’idea è il congresso della Seconda Internazionale, riunito in quei giorni nella capitale francese che così scrisse: “Una grande manifestazione sarà organizzata per una data stabilita, in modo che simultaneamente in tutti i paesi e in tutte le città, nello stesso giorno, i lavoratori chiederanno alle pubbliche autorità di ridurre per legge la giornata lavorativa a otto ore e di mandare ad effetto le altre risoluzioni del Congresso di Parigi”.

Quando poi si scelse la data fu deciso che fosse il Primo Maggio. Una scelta simbolica: tre anni prima, infatti, il primo maggio 1886, si svolse a Chicago una grande manifestazione operaia, dove si chiedeva di sancire contrattualmente l’orario lavorativo di otto ore, era stata repressa con il sangue che causò 11 morti e centinaia di feriti.

Inizia così la tradizione del Primo maggio, un appuntamento che si organizza sempre con meno improvvisazione e maggiore consapevolezza e dalla rivendicazione delle 8 ore si passa a quelle politiche e sociali.

In Italia si celebrò il Primo maggio, per la prima volta, nel 1898 che coincise con la fase più acuta dei “moti del pane” che ebbero il loro tragico epilogo a Milano. Successivamente, nei primi anni del Novecento si caratterizzò anche per le rivendicazioni del suffragio universale e poi per la protesta contro la partecipazione alla guerra, fino ai giorni nostri in cui si chiede lavoro e democrazia.

Tutto ciò è avvenuto per quello spirito universale già accennato: lo spirito che oggi unisce ai lavoratori italiani i tanti lavoratori immigrati che partecipano numerosi alle manifestazioni, vincendo ogni ostacolo che possa essere posto dalla diffidenza, dall’intolleranza e, a volte, anche dalla scarsa abitudine a manifestare perché in alcuni paesi, come è noto, non lo si può fare. Vedere accanto i lavoratori e le lavoratrici di diverse nazionalità è molto bello, dà il senso dell’arricchimento che può venire dagli immigrati, dalla cultura multietnica e dalla libertà di quell’uomo che non è schiavo dalla paura del diverso e della intolleranza figlia dell’ignoranza.

A fondamento della storia e del significato del Primo maggio è la giustizia sociale. Le celebrazioni a Potenza simbolo della difficile condizione del Meridione

Il Primo Maggio ha sempre visto grandi partecipazioni, perché i lavoratori hanno innato il senso della mobilitazione quando sono convinti delle motivazioni di un appuntamento e questo, ogni anno è l’appuntamento con la giustizia sociale, le tutele e diritti acquisiti da difendere e da estendere, il lavoro.

Ogni anno la festa assume un significato ed un contenuto particolare. Quest’anno ci sono molti obiettivi. Innanzitutto la riproposizione della necessità per il sindacato di ergersi a baluardo democratico contro la minaccia che viene sempre più dal neoliberismo e dalla finanziarizzazione dell’economia. Altre volte era successo che il sindacato avesse dovuto far sentire la propria voce contro il terrorismo e avesse dovuto pagare un proprio tributo di sacrificio per quella battaglia.

Cgil, Cisl, Uil hanno deciso, quest’anno, di svolgere il Primo maggio a Potenza, quale simbolo della condizione difficile del Meridione e anche quale luogo da cui partire per avviare un nuovo percorso di rilancio e crescita dell’Italia. Aggiungo che è anche un modo per rispondere a chi vuole dividere ancora una volta il Paese con la scelta dell’Autonomia differenziata. Ma hanno anche dedicata questa giornata a celebrare la nostra Costituzione che compie 75 anni e che è intrisa di tanti contenuti che riguardano il lavoro, i lavoratori e i loro diritti.

Bisogna iniziare dal rileggere la Costituzione e farla studiare già nella scuola elementare. Essa è l’essenza del convivere unitario della comunità e ci insegna a rispettare tutti, a prescindere dalla razza, dalla religione, e dalle convinzioni politiche. Trasmette i valori ai nostri figli, dà un senso all’essere cittadini italiani. Ogni articolo della Costituzione rappresenta la coesione di un popolo e testimonia i principi che fanno forte una nazione ed orgoglioso il popolo di viverci: dall’art. 1, che riconduce il fondamento della nostra Repubblica al lavoro, ai successivi che riconoscono alla persona il diritto di emanciparsi attraverso il lavoro, al diritto al salario, un salario che deve essere in grado di far vivere dignitosamente la propria famiglia.

La Costituzione italiana difende, ancora, valori fondamentali quali la libertà di pensiero, di religione, di partecipazione civile e di associazione. La Costituzione permette ad ogni cittadino di essere protagonista della vita politica e quindi della democrazia. Consacra la sovranità del popolo in quanto gli riconosce il diritto di eleggere i propri rappresentanti e la partecipazione alle scelte. Nella Costituzione vi sono le tutele di diritti fondamentali quali il riconoscimento della solidarietà e della coesione sociale, attraverso il welfare, cioè per mezzo della sanità, la previdenza, l’istruzione.

Il legame indissolubile tra Pace e lavoro

Ma oggi il nostro pensiero è turbato anche dalle cronache un po’ rarefatte e dalle immagini di una guerra che nessuno avrebbe voluto. Bisogna, anche in questo giorno chiedere la Pace, con un grido forte e chiaro. Non credo che sia da aggiungere altro, di fronte alla tragedia della morte, il silenzio cala prepotente ed impone a tutti gli uomini una riflessione sul valore della tolleranza e della fratellanza umana.

Emerge la necessità di ripensare una visione universale della gestione e della relazione internazionali. La pace sociale, la pace globale e la fine della violenza sono l’obiettivo dell’evoluzione umana verso una società migliore, più giusta e più democratica. Il mondo del lavoro festeggia il primo maggio sempre con questi obiettivi. Oggi i valori e gli insegnamenti del 1° maggio sono ancora più attuali, come è attuale il 25 aprile ed il 2 giugno!

Quest’anno il Primo Maggio assume un carattere decisamente diverso dai precedenti anni. Più volte si è ricordato che la festa del lavoro è anche un giorno di lotta. Negli anni in Italia e nel resto del mondo si sono alternate vicende che hanno reso a volte drammatica questa giornata. Pensiamo alla repressione dell’800, la dittatura fascista, le stragi mafiose ed il terrorismo degli “anni di piombo” e la finanziarizzazione dell’economia che ha ridotto tutti i diritti, le tutele e le garanzie anche costituzionali. Esse sono una parte della nostra storia; la parte buia. Quella che non appartiene ai valori del movimento sindacale e che ha colpito duramente i lavoratori italiani.

Vorrei ricordare qualche evento negativo che ha represso nel sangue le giuste rivendicazioni dei lavoratori e del movimento sindacale che li rappresenta

Partiamo dai “moti del 1898” e la repressione dello Stato. Fu la rivolta dei poveri a Milano, che durò 4 giorni e vide la partecipazione di 40 mila dimostranti, armati soprattutto di fame, contro 20 mila militari armati e in assetto di guerra. Nei quattro giorni ci furono molti morti a causa degli spari della truppa, con scariche di fucileria, cui fecero eco i rombi dei cannoni contro gli operai. Venne proclamato anche uno sciopero generale, in un momento in cui protestare faceva rischiare la galera e anche la vita.

I contadini di San Giuseppe Jato di Piana degli Albanesi e di San Cipirello,  dalla fine dell’ottocento, ogni anno il primo maggio si riunivano a Portella della Ginestra ad ascoltare il comizio e fare festa fino a sera. Il primo maggio del 1947, una folla di circa 4 mila persone aveva riempito la Valle. Appena iniziò il comizio, il bandito Salvatore Giuliano e i suoi spararono sulla folla con moschetti e mitra, uccidendo undici manifestanti e ferendo una sessantina di lavoratori, donne e bambini.

Tutto questo era stato preceduto dal ferimento del comunista Li Causi (1944); la uccisione di un sindacalista Nunzio Passafiume (1945). Furono ammazzati anche sindaci socialisti Gaetani Guarini e Pino Camilleri (1946). Nello stesso anno furono assassinati il sindacalista Giovanni Castiglione e il dirigente della Federterra  Giuseppe Biondo, il sindacalista Andrea Raia e il segretario della camera del Lavoro Nicolò Azoti. Tutti impuniti gli assassini, ignoti o assolti. Ancora, rapito e ucciso il segretario della camera del lavoro di Corleone Placido Rizzotto. Il 1947 si aprì con l’uccisione del segretario della camera del lavoro di Sciacca, Accursio Miraglia e poi ancora due sindacalisti Angelo Maccarella e Carmelo Silvia. Solo perché reclamavano il diritto a riconoscere la dignità, un giusto salario, e qualche tutela per i lavoratori. Solo per citare quello che avvenne in Sicilia.

Durante il periodo fascista e subito dopo furono uccisi il socialista Giacomo Matteotti e il sindacalista Bruno Buozzi perché si opponevano al regime nazi fascista.

Storia e significato del Primo maggio: ricordiamo le vittime del terrorismo e delle lotte sociali per il lavoro

Nel 1950 altri 84 morti nelle lotte contadine per la riforma agraria. Questa legge  distribuiva la terra ai contadini e fu avversata duramente dal padronato agrario. Nel 1960 ci furono varie provocazioni del governo Tambroni. L’episodio più grave successe a Reggio Emilia. In occasione di una manifestazione antifascista la polizia sparò contro la folla provocando cinque morti. Nel paese si scatenarono moltissime polemiche che portarono alla caduta del governo.

Negli anni 1968/69 ci fu la strage di Avola. I poliziotti spararono contro i braccianti che stavano manifestando. Come dimenticare, ancora, la strage di Piazza Della Loggia a Brescia (1974). Durante un comizio sindacale scoppiò un ordigno, nascosto nel cestino di rifiuti e uccise 8 persone e ne ferì altre 103. A tutt’oggi la strage di Brescia è una strage impunita.

Poi i morti del terrorismo e delle stragi a partire da Piazza Fontana (1969); dell’Italicus (1974); della stazione di Bologna (1980); della bomba sul rapido 904 (1984) fino al rapimento di Moro, l’uccisione della sua scorta e successivamente la sua uccisione (1978); del giudice Falcone, di sua moglie e della scorta (1992); del giudice Borsellino e della sua scorta (1992); del generale Della Chiesa e di sua moglie (1982); del sindacalista Guido Rossa; del giudice Alessandrini; del commissario Calabresi (1972); del giornalista Tobagi (1980); il giurista Bachelet (1980); dell’economista Tarantelli (1985); del politico Ruffilli(1987); del prof. D’Antona (1997) e del prof. Biagi (2002).

Questo sono alcuni accadimenti che hanno insanguinato il nostro paese. In tutti questi eventi i sindacalisti e i lavoratori sono stati vittime, ma sono stati anche quelli che con i loro sacrifici hanno salvato la democrazia ed hanno contribuito a sconfiggere il terrorismo, opponendosi ad ogni evento funesto, scendendo in piazza e manifestando con i loro valori e con le loro bandiere contro le violenze di tutti i generi. Consapevoli che la democrazia è la madre naturale di tutte le fortune civili, sociali ed economiche di un Paese e laddove la democrazia subisce offesa o è mutilata, non esistono in termini reali, libertà, progresso, civiltà. Non vi è dubbio che i primi a farne le spese, in questi processi disgreganti sono i lavoratori.

Ricordiamo per non dimenticare. I fantasmi del passato sembrano voler tornare ed è giusto fermarli subito. Mancanza di diritti, nuovi schiavi, crisi delle pensioni…

Quanti ancora diritti sono nuovamente negati sul lavoro e fuori del lavoro! A partire dal lavoro che non c’è e da quello che si volatilizza. Giovani che non riescono ad entrare nel mondo del lavoro e se ci riescono, vengono sfruttati e poi cacciati. Altri giovani costretti ad andare lontano da casa. Altri lavoratori allontanati prima di avere compiuto il loro percorso necessario per andare in pensione. Diplomati, laureati costretti a mansioni ben diverse da quelle per cui avevano studiato. Ancora lavoro mal pagato! Donne che vengono pagate meno degli uomini e talvolta sul lavoro corrono il rischio di violenza.

Quante persone hanno perso il posto di lavoro per la crisi; quanti non hanno avuto accesso al mercato del lavoro; quanti lavorano in nero e quanti lavorano con contratti che una volta si chiamavano atipici; quanti muoiono sul lavoro; quanti non hanno né diritti e né tutele come i riders; quante persone vivono in estrema povertà e quante persone non si curano perché non  hanno i soldi per rivolgersi al privato, in quanto il  Sistema Sanitario Nazionale è stato sempre più ridimensionato; quanti incapienti sono dimenticati etc.

Per tutto questo la prima rivendicazione del sindacato è sempre il lavoro. Senza lavoro intere civiltà crollano, la società si impoverisce. Senza occupazione si perde ogni dignità. Si viene emarginato. Senza guadagni si soffre la fame e la famiglia non ha sostegno. I giovani che non vedono un futuro sono indotti a volte a guadagni facili e velocemente scelgono le scorciatoie.

Il lavoro fu posto a fondamento della Repubblica. È un fondamento, che in questi anni, ha sempre più perso di valore

Il Primo Maggio rafforza in tal senso gli ideali di mobilitazione la quale sostiene il conflitto che non è volto alla conservazione di alcun privilegio, ma è invece volto a salvaguardare un principio: il valore del lavoro e l’estensione dei diritti ai nuovi lavori. Si è parlato spesso che le due generazioni sono in conflitto. I padri contro i figli. Ebbene l’unità del mondo del lavoro ha le stesse parole d’ordine, rivendica gli stessi diritti e le stesse aspirazioni. Unità generazionale, unità interetnica ed unità dei popoli.

Il sindacato in questo Primo Maggio deve chiedere ai lavoratori una mobilitazione e se necessario la lotta per indurre il governo ad affrontare e risolvere le condizioni di arretratezza del nostro Paese, che gravano pesantemente sulla vita dei lavoratori e di tutti i cittadini.

Questo sforzo è necessario per individuare un’azione più ampia e partecipata per dare al ruolo del sindacato anche una funzione di stimolo alla politica e per riprendere l’iniziativa sui contenuti quali: la difesa dei diritti civili, dell’ambiente, della salute, dell’istruzione, del lavoro, della salvaguardia dei diritti per i lavoratori, per gli immigrati, i disoccupati, i pensionati e gli emarginati e per la pace e lo sviluppo.

La storia del movimento sindacale, quella luminosa e che appartiene a tutti i lavoratori è invece la storia del riformismo, del dialogo, della tolleranza, della coesione e della solidarietà. I valori del sindacato sono quelli della liberta, della democrazia, della giustizia e del progresso sociale.

Il lungo percorso del Primo maggio da quel lontano 1896 ad oggi è intenso e denso di significato. Il suo futuro altrettanto. Il Primo maggio deve continuare ad accendere di speranza il cuore dei lavoratori e deve essere foriero di nuove conquiste per migliorare le condizioni del mondo del lavoro e della società. ©RIPRODUZIONE RISERVATA

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