Thunberg Ratzinger Ucraina

Il 2022 in tre punti: Thunberg, Ratzinger e l’Ucraina ovvero il Cielo, la Terra, l’Inferno

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Greta Thunberg Vergine cosmica, Ratzinger sacerdote del Purgatorio, Guerra in Ucraina inferno della Fiaba realizzata

L’anno appena terminato non è stato nuovo, se non astronomicamente, nemmeno il primo gennaio. Siamo ormai abituati a non avvertire i piccoli cambiamenti se non nella nostra sfera esistenziale immediata, nonostante l’insistenza con la quale la filosofia imperante del pragmatismo metta la novità all’apice della gerarchia dei valori. Io avverto con molta maggior forza l’infinita rotazione del tempo ciclico: le stagioni, la misura stessa del tempo e mai si darà, nell’entropia che governa l’universo, di vedere l’anno vecchio succedere all’anno nuovo. Se per un momento accettiamo di perdere di vista la scansione del tempo dell’anno meramente esatta e convenzionale, ossia i secondi, i minuti, le ore e i giorni che si costituiscono come atomi, e sottomultipli degli anni che inesorabilmente incombono e si succedono, scopriremo molte cose – queste sì – realmente nuove: come ad esempio il fatto che i momenti non hanno una durata ma forte analogia, invece, con gli accenti del discorso. Quasi che l’anno e la vita stessa, sulle cui spalle gli anni si vanno accumulando, fosse un sermo vivificato da un logos (il termine greco e il latino non hanno infatti lo stesso significato) a tutti noi rivolto, non si sa bene da chi.

In questo senso mi sembra assai più aderente alla realtà un racconto del 2022 fatto attraverso i punti che mi sono apparsi più rilevanti. Non in ordine cronologico, poiché la cronologia è l’ordine del tempo fisico e non di quello della coscienza.

Greta Thunberg e Andrew Tate. Lo scambio su Twitter che restituisce in sintesi la rivincita dell’ambientalismo sulle politiche degli anni Settanta

L’ambientalismo ha lungamente cercato, e alcuni anni fa trovato, una star globale che potesse amplificarne il messaggio oltre i limiti di una forza collettiva in grado d’imporre a tutte le nazioni una nuova agenda politica: si tratta di Greta Thunberg, attivista e animatrice dei Fridays for future. Non sarà cosa difficile confrontare l’efficacia euristica e la diffusione della visione ambientalista oggi, con Greta, e i difficili esordi dell’ambientalismo negli anni sessanta e settanta del secolo scorso. Allora l’ecologismo veniva considerato tutt’al più una attività da educandato, con finalità risibili e peggio, ideologicamente ambigua, perché i maggiori partiti di sinistra avevano al centro del loro pantheon la questione operaia e sostenevano senza riserve lo sviluppo industriale, anzi, guardavano alla stessa società civile in un’ottica aziendalista rivendicando riforme secondo uno schema bottom up, dal “basso”. In Italia anche l’opera di pensatori “verdi” (“green” “grüne” “verts”, comunque declinati in tutta Europa, oggi costituiscono un importante gruppo di pressione nel Parlamento europeo) di assoluto valore come Antonio Cederna o Alexander Langer veniva accolta con un sorrisetto di scherno e molta supponenza da parte dei partiti tradizionali. Totalmente misconosciuta dalla destra, la questione ambientale non è stata neppure al centro dei pensieri della sinistra fino a che le grandi organizzazioni internazionali, scienziati, attori di fama, intellettuali e persone comuni non hanno detto a chiare lettere che un livello di carbonizzazione fuori controllo del nostro pianeta ci porterà invariabilmente alla catastrofe, verso un destino paragonabile a quello di Marte; e che il punto-di-non-ritorno non è poi tanto lontano.

Tre giorni fa Andrew Tate, star dei reality e kickboxer, scrive a Greta su Twitter:

«Hello Greta Thunberg. Ho 33 auto. La mia Bugatti ha un motore turbo 8.0 litri W16. Le mie due Ferrari 812 competizione sono da 6,5 litri. Ed è solo l’inizio. Per favore mandami la tua email così potrò inviarti la lista completa della mia collezione di macchine e le loro immense potenzialità di emissione»

Greta ha risposto:

«Sì per favore, illuminami. Mandami una mail a cazzopiccolo@fattiunavita.com»

Andrew Tate, ricercato, viene individuato dalle autorità per una foto da lui stessa scattata in risposta a Greta Thunberg. Mettersi contro di lei è come sfidare il Cielo

Risulta che Tate, ricercato in patria e rifugiato in Romania, viene individuato ed arrestato per un pacchetto di (presunti) reati niente male: stupro seriale e tratta di esseri umani, riduzione in schiavitù e costrizione a prendere parte alla realizzazione di materiale pornografico, poi diffuso e commercializzato in rete. Individuato grazie al cartone della pizza e tradotto in carcere con suo fratello Tristan, uno che evidentemente ne condivide la waste land valoriale.

Si comprende che Andrew Tate, a parte suo fratello, non è solo e non è il solo frutto di questa educazione tossica. Anche delinquente probabilmente, ma questo sarà la giustizia ad accertarlo: sulle querele di parte è giusto sospendere il giudizio. Quel che mi pare certo è che a sfidare Greta Thunberg si possa solo andare a sbattere. Grazie alla diffusione istantanea del messaggio, di qualunque messaggio, il machismo brutale e regressivo di Tate e la granitica fibra etica di Greta hanno esattamente le stesse possibilità di diffusione. La differenza è che Tate è un retrogrado arrogante, Greta un germoglio di salvezza. Lei incarna la Vergine cosmica il cui vaticinio è infallibile. Potete chiamarla anche Pizia, Cassandra, Tiresia (l’indovino che ebbe ambedue i sessi prima di venire assunto nel cielo degli eroi), Madonna di Fatima: l’archetipo non può cambiare. Ecco una cosa che lo scorrere degli anni “nuovi” non potrà cambiare: l’importanza del messaggio di Greta è la cura delle Terra, ciò che gli dei della Terra, gli Spiriti dei santuari locali, quelli che ispirano gli oracoli e le sacerdotesse, hanno il compito di preservare e curare: essi sono pronti a scatenare contro di noi, contro i Tate con le loro ridicole aspirazioni prometeiche, tutta la potenza tellurica e tutte le Furie, se la tracotanza di tanti piccoli uomini viziati ed egoisti persisterà nell’avvelenamento della Madre.

La morte di Benedetto XVI e della lotta al relativismo

Joseph Aloisius Ratzinger, Pontefice Romano Emerito, torna alla Casa del Padre proprio al mattino del giorno di San Silvestro, Papa anch’egli dal 314 al 335. Rientra dunque in questo articolo per poco, ma a pieno titolo. Prefetto della Congregazione per la Dottrina della Fede, già docente di Teologia Dogmatica nel prestigioso ateneo di Tubinga, Joseph era, più che un intellettuale, un vero Dottore della Chiesa. Sappiamo bene, come anche lui sapeva, che il suo Magistero, l’autorità della Chiesa che aveva sposato, non è più mondiale. Se lo era cinque o sei secoli fa, ciò era dovuto al fatto che i confini del mondo erano più ristretti. Le Americhe erano ancora in gran parte una fantasmagoria di esploratori troppo ciarlieri; il mondo conosciuto guadagnava qualche incerto disegno di coste ad ogni nuova stampa cartografica, eccezion fatta per le stupefacenti mappe dell’ammiraglio Piri Reis, dove tutto è inspiegabilmente già tracciato. Cina, India e Oriente Estremo si erano dimostrate sostanzialmente refrattarie all’evangelizzazione. La dogmatica nel XX e XXI secolo, quindi, è un’impresa eroica e soprattutto – secondo gli attuali parametri – poco nota al grande pubblico. Joseph è stato soprattutto un prelato tradizionalista, ma dall’ingegno finissimo. Verrà ricordato per la sua indefessa opera contro la pedofilia diffusa nel clero, ma per gli spiriti più sottili saranno ben altre le seduzioni che la sua vasta opera eserciterà, quando la – già in articulo mortis – pochissima sua carne sarà del tutto consumata: la caparbia lotta contro il relativismo etico; la dichiarazione del 26 novembre 1983 di conferma dell’interdetto clementino alla Massoneria, dove J. R. scrive:

Rimane pertanto immutato il giudizio negativo della Chiesa nei riguardi delle associazioni massoniche, poiché i loro principi sono stati sempre considerati inconciliabili con la dottrina della Chiesa e perciò l’iscrizione a esse rimane proibita. I fedeli che appartengono alle associazioni massoniche sono in stato di peccato grave e non possono accedere alla Santa Comunione.

Conferma della scomunica quindi, poiché nessuna entità umana e mondana può legittimamente aspirare a contendere il governo delle anime alla Chiesa, con cui Ratzinger si è sempre e completamente identificato. E altri aspetti anche più scabrosi, come – da Papa – la sua acquiescenza verso gli scismatici filo-tridentini del cardinal Lefebvre, o Fraternità Sacerdotale S. Pio X; nonché ciò che non potrà più spiegarci, cioè il silenzio dei milioni di cattolici tedeschi durante il regime di Hitler e lo Sterminioforse, la loro complicità. Nulla potrà più dirci l’uomo, anche se la sua vasta ed importante opera continuerà a parlare per lui. Ma credo sia questo il momento di dedicare un pensiero alla estrema fragilità, alla quasi-trasparenza, del suo corpo nelle ultime settimane di vita. La sua aspirazione alla dimensione celeste è stata costante, ferrea, e perseguita lungo tutto l’arco della vita. Non è la persona importante sulla quale ci soffermiamo, ma sull’emblema del cristiano e dell’ordine sacerdotale; lasciamo che risuonino, per l’occasione, quelle parole che non possono non provocare una vibrazione nell’anima ricettiva, perché fanno venire alla mente che ogni morente è il bambino di un’altra dimensione: De profundis ad te clamavi, Domine…

I ladri di bambini ucraini. La guerra nella guerra. Tutti gli elementi della Fiaba precipitati nella realtà

Dei numerosi orrori della invasione dell’Ucraina, iniziata il 24 febbraio dalla Federazione russa nel tentativo di portare a termine una prima fase iniziata nel febbraio 2014, a seguito delle proteste popolari denominate Euromaidan e che portarono alle dimissioni e alla fuga del presidente ucraino filorusso Viktor Janukovic, molto si è detto e, purtroppo, molto altro ci sarà da scrivere, dato che questo conflitto è tuttora ben lontano dalla fine. È sotto gli occhi di tutti l’azzardo del presidente russo Putin, il lanciare un attacco sulla base di informazioni pletoriche, e in gran parte decisamente sbagliate, sulle capacità di resistenza degli ucraini. Ma un episodio colpisce più delle vicende strettamente belliche: una cifra inimmaginabile di bambini ucraini, circa settecentomila secondo i calcoli della Ong Save Ukraine, sarebbero stati deportati dall’inizio dell’invasione, con le loro famiglie, dai territori occupati dai russi. Di questi, tredicimila sono stati attirati durante l’estate, con la promessa di un periodo di vacanze di due settimane in Crimea e mai più restituiti ai loro genitori. Con un recente decreto Putin ha voluto facilitare le pratiche di adozione di bimbi ucraini “orfani o rimasti senza la custodia dei genitori”.

L’autocrazia russa, ormai totalmente affondata nel suo irrazionalismo parareligioso duginiano, non sembra esitare nell’identificarsi con le più tipiche figure della Morfologia della Fiaba di V. J. Propp; vi ricorrono numerose delle condizioni del racconto fiabesco secondo Propp: allontanamento, divieto, infrazione del divieto, danneggiamento ecc., giù fino a lotta, prova, smascheramento e, ci auguriamo, punizione del “cattivo”. Si tratta solo di un altro modo, più subdolo dei razzi e dei carri armati che a quanto pare non si sono dimostrati abbastanza efficaci, di decapitare un paese: sottrargli il futuro, russificare i piccoli, rubare i bambini, come il perfido pifferaio di Hamelin che voleva essere pagato ma temeva di venire ingannato dal borgomastro spilorcio e infedele ai patti.

Non prendo parte al dibattito italiano fra i vari simpatizzanti, fra pacifisti a oltranza e sostenitori dell’invio di armi all’Ucraina, avendo avuto già modo di contrariarmi per talune acrobazie eristiche e distinzioni davvero troppo sottili. Osservo che lo spirito di fazione, la faziosità, sembra veramente un nostro carattere popolare. E a nulla vale dire, a certi nostri connazionali, che rubare innocenti è uno degli atti più infami che la mente umana possa concepire… ma tant’è! Si va nei talk show per pavoneggiarsi con l’abito buono, per rintuzzare le più umane delle ragioni e per imprimersi, con i colori scuri del cinismo ipocritamente rivestito di buon senso, nelle menti e negli occhi degli spettatori. Tanto valeva pagare il giusto al pifferaio di Hamelin – cioè al diavolo. ©RIPRODUZIONE RISERVATA

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