agire senza reagire

Agire senza reagire. L’Uomo contemporaneo vive intrappolato nella profezia di McLuhan. Ecco come uscirne e riprenderci la vera vita collettiva

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La profezia di McLuhan: Agire senza reagire sarebbe stato il comportamento dell’Uomo del nostro tempo. Ci siamo.

Il tramonto delle ideologie, il crollo del comunismo, la finanziarizzazione dell’economia, la globalizzazione, la Pandemia e infine la guerra hanno destabilizzato le certezze su cui si fondava l’Occidente. La vecchia cultura democratica e liberale è rimasta come unico riferimento a disposizione della classe politica, tuttavia non è mai stata recepita in toto e con la vittoria del neo liberismo si è prodotto in tempi brevi una regressione sociale e politica, irreversibile, che ha messo in discussione finanche i principi fondamentali della democrazia come stabiliti nella nostra Carta Costituzionale. Certamente il Novecento è stato un secolo che nel suo decorso storico ha conosciuto la nascita e lo sviluppo di sistemi democratico-rappresentativi, compiendo una tappa fondamentale nell’evoluzione del pensiero politico in genere anche per combattere i sistemi dittatoriali nazi/fascisti. Negli ultimi trent’anni, però, la realtà socio-politica è diventata estremamente fluida, con enormi costi sociali, ne è derivato un indebolimento del vincolo sociale; la diminuzione della fiducia; la diffusione dell’alienazione e dell’insicurezza con la conseguenza che il cittadino non si identifica più in questo tipo di società riscontrando la rottura di un patto sociale fondamento delle precedenti socialdemocrazie europee. È evidente il rovesciamento del compromesso socialdemocratico della convergenza tra crescita e riduzione delle disuguaglianze tra paesi, tra gruppi sociali, tra cittadini e cittadini, poiché le disuguaglianze, non solo permangono, ma tendono ad allargarsi. Tutto ciò ha creato una frattura tra andamento dell’economia e i processi politico economico-sociali, che ha prodotto la concentrazione della ricchezza, l’aumento delle aree di povertà, l’emarginazione e, nello stesso tempo, un incremento delle attività contrarie all’utilità sociale ed una perdita di competitività dell’economia produttiva. Oggi stiamo vivendo quella che McLuhan[1] chiama «la narcosi di narciso» cioè l’uomo narcisista che cerca di ottimizzare sempre di più le sue prestazioni fisiche e psichiche con l’obiettivo di migliorarsi ma che, ad un certo punto, diventa narcotizzato da questo stesso continuo avvicendamento di tecnologie che servono sia alla dimensione fisica che a quella psichica. McLuhan scrive

Agire senza reagire è uno dei tratti caratterizzanti dell’uomo contemporaneo.

Cosa vuol dire – per noi – “agire senza reagire”. Diritti dei lavoratori, crisi economica, sociale, culturale. Bipolarismo liquefatto e non più credibile. Dobbiamo trovare un nuovo modo di selezionare la classe dirigente

Agire senza reagire significa cioè essere assuefatti ad un tale bombardamento di informazioni, di notizie, di emozioni che ci vengono dalle fonti più svariate, spesso finte, che ci portano il mondo a casa e quindi ci costringono a filtrare ovviamente tutta questa valanga emotiva che ci sommergerebbe non reagendo più. In questa fase si sta delineando una crisi di tutte le forme associative dai partiti al sindacato. Quest’ultimo per tutelare tutti i lavoratori colpiti dalla crisi, distribuire la ricchezza prodotta, favorire sviluppo ed occupazione, nonostante le difficoltà esistenti, deve battersi per il perseguimento di un nuovo modello di società basato su nuovi assetti economici e sociali, nuove relazioni industriali ed un nuovo assetto istituzionale politico. Siccome ciò non è compito esclusivo del Sindacato, bisogna impegnare la politica ed i partiti, per quanto di loro competenza a contribuire a questa rinascita dell’Italia. Purtroppo non è facile perché aumenta la mancanza di credibilità della nostra classe politica, anche se fondata sulla diffusa avversione che oggi sta riscuotendo, ma soprattutto la mancanza di capacità di decidere per il bene comune. Tutto questo è accentuato dall’assenza nella nostra classe politica di originalità di pensiero e di elaborazione di progetti sociali adatti al nostro Paese e ciò non ha dato altro che la stura ad una profonda mancanza di senso civico, che ha aperto e continua ad aprire la strada a tentativi di esautoramento degli stessi meccanismi di funzionamento della nostra democrazia parlamentare. In questa situazione i partiti si sono liquefatti e frammentati, forse perché sono presi da un malessere e da una sorta di impotenza nel risolvere realmente i problemi del Paese. È avvenuto prima nel centro destra, con passaggi ad altri schieramenti, addirittura in qualche caso alternativi, con cambi di egemonia dei leader fino alla vittoria di Fratelli d’Italia e poi nella sinistra. Quello che sta avvenendo in questi giorni nel Partito Democratico è sintomatico di una crisi di progettazione della politica ed appare più uno scontro di potere. Eppure i partiti, seppure in crisi di legittimità, sono strumenti indispensabili per la partecipazione dei cittadini allo svolgimento della vita politica. Certo è che i Partiti nel corso dei decenni hanno cessato di essere strumenti nelle mani dei cittadini e sono divenuti sempre più centri di interesse, ancorché legittimi, e luoghi di gestione del potere reale totalmente avulsi dalle dinamiche e dalle logiche democratiche.

In tal modo i Partiti Politici non hanno più rappresentato i luoghi di partecipazione diretta e di esercizio della democrazia perché sono stati percepiti come forze di occupazione dei luoghi del decidere, infezioni degli spazi democratici. La politica tradizionale non è stata capace di dare una risposta concreta alle disfunzioni e alle inefficienze della nostra macchina istituzionale e politica, e soprattutto alla sfiducia drammatica dei cittadini nei confronti del sistema. Ne deriva la poca fiducia nei partiti e nel parlamento, il che mette in discussione la democrazia di una Repubblica che non funziona. Per poter cambiare le cose innanzitutto bisogna decidere se si ritiene di rafforzare le istituzioni indebolendo il ruolo dei partiti, come è nelle democrazie maggioritarie dove le leadership sono fortemente personalizzate e investite direttamente dal popolo, oppure rafforzare i partiti come unica difesa dello stato sociale, poiché essendo venute meno le premesse del compromesso socialdemocratico, per continuare a garantire un livello di adeguato di servizi e prestazioni pubbliche, deve intervenire la politica, e cioè i partiti. Ciò impone la fine della strategia del maggioritario, delle primarie, della personalizzazione dei leader perché indeboliscono i partiti, mentre l’idea di un partito società, dotato di una forte cultura politica va nella direzione opposta. Oltretutto il bipolarismo, così com’è stato attuato in Italia, ha generato una paralisi istituzionale, mentre un sistema di partiti più articolato consentirebbe una rete di mediazioni che oggi non sono possibili. Bisogna rivedere come fare selezione delle classi dirigenti perché non si può più usare il criterio dei pacchetti di voti e le primarie che scardinano il partito come organizzazione e accrescono il ruolo dei finanziatori esterni. Bisogna ripristinare metodi basati sulle capacità politiche dimostrate sul campo. Occorrono programmi diversi, più ampi e complessi da discutere; occorre far vivere una concezione della “coesistenza” fra esperienze di pari dignità, che ancora stenta ad essere accettata; occorre guardare con occhi attenti al rinnovamento del sindacato, senza mostrare pericolose indifferenze; occorre ritrovare un rapporto con i giovani e soprattutto formarli alla politica con scuole di Alta formazione. Solo così si può parlare di nuovo di Politica e non di politica.

L’avvenire non può essere senza prospettiva e pieno di incognite, ma bisogna ricostruire un humus e una consapevolezza che esso dipende da ognuno di noi e da come siamo capaci di ritornare a batterci per una società giusta, solidale e coesa.  ©RIPRODUZIONE RISERVATA

[1] Marshall McLuhan, sociologo e filosofo canadese, noto per la sua tesi "il medium è il messaggio".

 

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