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Welfare, un modello da ricostruire contro la povertà e le disuguaglianze del neoliberismo. Il XXI Rapporto Caritas

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In un momento in cui la memoria storica sembra definitivamente sepolta ed i valori quali libertà, uguaglianza e fratellanza, il trinomio su cui si è costruito il modello Europeo della solidarietà e della coesione sociale sono stati ridimensionati dall’iperliberismo, dalla crisi economica globale, per la pandemia prima e la guerra in Ucraina dopo, sono tornati in primo piano i temi legati alla condizione di vita dei cittadini e dei lavoratori in tutta l’Europa.

In questi anni, un modello sociale così moderno e all’avanguardia, quello del Welfare State, è stato messo in discussione e demolito sotto i colpi di una crisi nata e sviluppatasi in un modello sociale arcaico e irregolare come quello neoliberista.

Per questo va ripresa l’iniziativa delle battaglie democratiche e civili per ridefinire i contenuti di una società dove siano salvaguardati la persona e i diritti di cittadinanza in tutti gli aspetti: dal diritto al lavoro al diritto alla vita; dalla sicurezza sociale e sul lavoro al ripristino del diritto alla  sanità e dell’assistenza alla persona.

Ricostruire la macchina pubblica del Paese. Il XXI Rapporto Caritas

Naturalmente, alcuni di queste, riguardano il ruolo e la funzione delle istituzioni dello Stato. Si è profetizzato l’eccessiva burocratizzazione della macchina pubblica del Paese, demonizzandola e riducendola sempre più all’osso. Ha vinto un neo liberismo che ne ha smantellato le funzioni. L’impianto delle nuove proposte politico-economiche e finanziarie si è concentrato, purtroppo, principalmente sui tagli della spesa pubblica, senza mai valutare le ricadute sui costi sociali. Queste teorie hanno mostrato solo l’indietreggiare dello Stato e l’eclissarsi dei corpi intermedi, che corrisponde proporzionalmente all’avanzare dei disservizi, dei disagi e delle disuguaglianze. Come conferma, anche il XXI Rapporto Caritas su povertà ed esclusione sociale, presentato in questi giorni. “La povertà assoluta nel 2021 conferma i suoi massimi storici toccati nel 2020, anno di inizio della pandemia di Covid. Le famiglie in povertà assoluta risultano 1.960.000, pari a 5.571.000 persone (il 9,4% della popolazione residente)”. Cosa che, per effetto dell’aumento dei costi dell’energia e, conseguentemente, dell’aumento di tutti i generi di prima necessità. aumenterà ancora di più nel 2022.

Alla luce di questa situazione si ripropone l’esigenza di ripuntare sullo Stato e sul suo ruolo, per ripristinare il fine statuale del benessere, inteso come progressivo riequilibrio sociale. Non sono un conservatore, ma ritengo che solo la risposta dello Stato e dei suoi sevizi può rispondere alle esigenze dei ceti più deboli delle società.

Purtroppo, in questi anni, è emersa con più evidenza proprio la crisi dei servizi sociali e dello Stato che erano stati già messi in discussione con continui tagli alla spesa. In più, si è ridimensionata non solo l’uguaglianza, ma anche la libertà, con scelte cervellotiche e incomprensibili, nel periodo della Pandemia. Ancora di più le condizioni di vita sono  state aggravate dalla guerra, dove si assiste al sonno della ragione e alla violazione di qualsiasi diritto.

Di fronte a questa crisi sempre più evidente fra cittadini e politica, fra cittadini e istituzioni, non può più essere abbandonata l’idea di considerare un’utopia la visione di una società più giusta. Una società è forte quando è coesa e solidale, creando un mutuo soccorso fra cittadini, che può essere attuato con: la redistribuzione della ricchezza e la salvaguardia delle tutele garantite dalla Costituzione e dalla carta dei diritti dell’uomo.

Il regime finanziario ha poco a che fare con la democrazia. Si regge su emergenze continue, con maggiori disuguaglianze e minore libertà

Proprio i diritti, anche in presenza una devastante crisi economica, non possono essere sacrificati impunemente senza creare tensioni sociali molto pericolose. Una svolta è necessaria, anche culturale, per continuare a far pensare le persone sulla necessità di interrogarsi su come si vuole costruire il domani.

Grandi battaglie come in passato, possono smuovere le coscienze e far ritornare alla militanza attiva le persone e ai lavoratori. Ricreare un circuito di partecipazione consapevole, che ridia speranze e certezze per un avvenire diverso e di crescita anche per le nuove generazioni, oltre che per gli anziani ed i lavoratori. È possibile farlo, riprendendo il gusto del confronto a tutto campo sulle idee e sulle proposte.

I miraggi della sovranità popolare, della rappresentanza, della mediazione degli interessi sono svaniti e è restato un regime che poco ha a che vedere con la democrazia, poiché questo sistema dominato dalla finanza, ci ha imposto la censura delle libertà democratiche, essendo ogni critica zittita da uno stato di eccezione permanente.

Contro questa tendenza dissolutrice dobbiamo porci l’obiettivo di esaltare contemporaneamente quei valori di libertà, dell’uguaglianza e perché no della fratellanza, cioè quei principi di solidarietà, che sono i caratteri ideali di una società civile e democratica. I soli che possano impedire che la povertà e l’emarginazione vengano viste come lo scomodo fardello da occultare più che una questione da risolvere. Non si può assistere passivamente a questo processo di progressivo deterioramento delle tutele e dei diritti delle persone! Bisogna reagire!

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