Beppe Grillo a Che tempo che fa: “Ho peggiorato questo Paese”. I suoi parlano di ironia. Che lo sia o no, ha detto la verità.

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Le parole di Beppe Grillo ospite da Fazio e il nostro commento

“Ho peggiorato questo Paese”, ha detto Beppe Grillo ospite da Fazio a Che tempo che fa, e io sottoscrivo. Aver creato il Movimento 5 Stelle, lo dico da anni, è una colpa morale irredimibile. Il loro è uno stare dentro il Palazzo, tra i gangli del potere, prendersene una bella fetta senza riuscire a fare la differenza nelle condizioni di vita della popolazione – ma attenzione, non come qualsiasi altro partito che non si rispetti, ma come caso unico che ha introdotto nella storia qualcosa che avrebbe fatto bene a restarne fuori: l’idea che quella del politico non sia una professione a tutti gli effetti, che ci si possa improvvisare, quindi non possedere uno straccio di senso della responsabilità, il che dimostra, prima di ogni altra cosa, una lacuna cognitiva.

Riducendo a zero la necessità di avere politici preparati, che abbiano cultura, conoscenza, saggezza, molta gavetta alle spalle e il saper studiare (non solo l’aver studiato), hanno tolto non solo quel briciolo di speranza che rimaneva nel popolo verso le istituzioni, ma hanno anche installato l’idea che a nulla valgano gli sforzi, la pazienza, la tolleranza quali elementi fondamentali per la tenuta sociale che noi ancora alimentavamo e alimentiamo ogni giorno. Certo, di individui che personificavano questa assurdità c’erano già in Parlamento, ma appunto erano singole persone. Cioè un problema da risolvere utilizzando la rete di bilanciamenti di cui la democrazia dispone, con i suoi tempi, le sue modalità, che sono poi i tempi e le modalità della critica culturale. Col Movimento 5 Stelle, che un politico possa non avere tali virtù è stato eletto a paradigma. Hanno tagliato corto, non contro il potere – mica hanno l’onestà intellettuale e l’attitudine a soffrire degli anarchici – ma andando incontro al potere, prendendosi ciò che volevano approfittando del fatto che la democrazia non è violenta quanto loro. Hanno approfittato della libertà di candidarsi senza domandarsi se avesse senso. Hanno invaso il Palazzo, certo non con la violenza materiale di Capiton Hill, ma con la violenza mentale del populismo. Una forma di violenza assai più subdola e vigliacca, salvo poi smascherarsi e mostrare tutta la sua pochezza al momento di mettere sul tavolo le competenze, che non avevano, e quei pochi di loro che nel frattempo un po’ di mestiere l’hanno imparato, l’hanno fatto a spese della nazione.

Il Movimento 5 Stelle e il populismo della peggior specie

Il Movimento 5 Stelle ha sempre promosso il populismo al massimo livello. Di fronte alla totale incapacità di avere un pensiero proprio, l’incapacità di analisi della realtà, l’incapacità di trasformare in azione le parole, voi capite, qualsiasi altra idea politica uno scelga è ora preferibile, purché promossa da persone che fanno questo lavoro da sempre. Qualsiasi schieramento è preferibile, da Forza Nuova al Partito radicale. La fine del Movimento 5 Stelle è sotto gli occhi di tutti. Non scrivo questo pezzo sulla base di questo semplice evidente fatto. Lo scrivo rivendicando di avere sempre detto che il loro atteggiamento era una follia e per rispondere a Grillo che sì, è come dice lui stesso, è «il peggiore», e che la maggioranza che ha contribuito a creare è la peggiore di sempre, la peggiore di cui avremo memoria, la meno preparata su qualsiasi piano. La più ignorante di sé stessa, prima ancora che del mondo circostante. Non è questione di aver letto o non aver letto libri, di avere o no una laurea. Il problema è non rendersi conto di cosa sia la democrazia. Parlare di democrazia diretta è contraddire la democrazia nella sue fondamenta. Lungi dall’essere fascisti nelle intenzioni, lo sono nei fatti, nella pretesa che una cosa del genere possa funzionare.

L’assurdità della “democrazia diretta”

La democrazia è, per definizione, “delega”. Il fatto che per decenni abbiamo delegato chi non era in grado di migliorare le nostre condizioni di vita non vuol dire sentirsi nel diritto di entrare in Parlamento, di saltare dallo stadio al Parlamento. In milioni combattiamo tutti i giorni con le storture della vita, con le difficoltà. Facciamo lavori a volte usuranti, alienanti, sopportiamo la disoccupazione. Siamo sulla catena di montaggio, facciamo scioperi in un Paese in cui ministri come Salvini rigirano la frittata dicendo che il nostro sciopero impedisce ad altri di esercitare il proprio diritto di lavorare. Siamo già presi abbondantemente per il culo eppure lavoriamo su noi stessi per non impazzire, per non fare attentati dinamitardi. Insegniamo ai nostri figli che c’è più dignità nel fare i nostri lavori senza prendere in giro nessuno, pur vedendo che l’attenzione dei nostri figli viene distratta da fesserie e valori campati in aria, pericolosissimi, dal consumismo idiota e tentazioni di abbreviare i percorsi di vita. Allora insegniamo loro che non bisogna essere ricchi per forza, eccetera, eccetera. Insomma fatichiamo per condurre le nostre vite, eppure non rinunciamo ad essere e rimanere onesti. Non ci occorrevano altri che dessero man forte alle prese in giro e che introducessero altre, inedite forme di disonestà in politica. Nella prima Repubblica i politici rubavano soldi, questi rubano buona fede, credulità, speranze. Alcuni di noi, molti, si sono voluti fidare, ed ecco qua. Abbiamo sbagliato molte volte nel delegare, questi elettori hanno sbagliato una volta di più. Allora caro Grillo, se è vero che hai tentato di essere ironico, smettiamola di fingere di non aver capito l’antifona.

Grillo ospite da Fazio: i suoi dicono che il monologo in tv fosse ironico

Si sarebbe trattato di pura ironia. Lo afferma ad esempio Danilo Toninelli in questa intervista. Con la sua ironia Grillo avrebbe “asfaltato” politici, giornalisti e opinionisti. Peccato che al suo monologo mancasse la caratteristica principale dell’ironia: l’impossibilità per chi ascolta di fraintendere il messaggio. Secondo noi ironica è la sorte di Grillo e del Movimento 5 Stelle. Ma come? Non dovevano «aprire il Parlamento come una scatoletta di tonno»? Dovevano rivoluzionare il mondo, hanno rivoluzionato il portafogli di alcuni. È triste anche che io debba parlare di portafogli, avendo sempre sostenuto che chi fa il parlamentare o governi la Nazione debba avere i mezzi per farlo, deve disporre di risorse economiche adeguate e guadagnare proporzionalmente alla responsabilità. Ma ecco il punto, ecco la retorica che combatto. Invece di tagliare gli stipendi ai parlamentari, come in troppi propongono di fare, dovremmo mandare a casa chi non è in grado di svolgere il compito per cui è stato delegato. O forse credono che la delega non sia il sistema in cui stanno facendo le loro carriere? Invece i termini del problema sono ribaltati. E certo, se non lo fossero non ci sarebbe quel pertugio in cui i grillini si sono infilati, con i loro maglioncini irrispettosi salvo poi cambiarli presto con giacche e cravatte, che più che rispettose delle istituzioni sono ossequiose.

A me e a molte persone che ascolto in strada non ce ne può fregare di meno se Grillo sia stato o no ironico l’altra sera da Fazio. Nelle condizioni in cui versiamo e che lui e i suoi hanno contribuito a porre in essere, c’è poco da ridere.

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