Poesia: la bianca di Einaudi? “Una succursale di Facebook”. Il progetto dei potenti: “Asservire i popoli con malattie e paura”. Nanni Cagnone su cultura, editoria e la funzione del poeta. L’intervista

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A Nanni Cagnone, poeta, scrittore, editore e docente di estetica, ho fatto tre domande e ho atteso le risposte. Eccole:

Nanni Cagnone | Photo credit ©Pino Usicco

Cosa sono diventati il ruolo del poeta e della poesia – ammesso che di ruolo si possa parlare – in questi ultimi decenni?

Ormai da secoli, l’opera d’arte è un’opera solitaria; da quando non è più ritualmente destinata a una comunità, il suo ruolo (o meglio, la sua funzione) è praticamente ornamentale. Se pensiamo al rapporto con l’àmbito in cui avvengono, le attività estetiche, nate dal loisir dell’uomo arcaico, sono in certo modo socialmente superflue, ma richiedono pur sempre una forma d’irrevocabilità e un lungo, duro lavoro. L’odierna epidemia d’improvvisati poeti o soi-disants poeti, dovuta anche alla storta idea che la poesia sia più facile, e si trovi al culmine delle arti, esibisce soltanto incompetenza e patetiche intimità. Costoro son mossi dal desiderio d’ingrandire il loro pronome, quindi il senso dei generati testi non è diverso da quello dei selfies. L’enorme confusione favorita dall’avvento della stampa digitale, da troppi falsi editori (che sono tutt’al più incapaci impaginatori-stampatori) e dai libri on demand, ha contagiato quasi tutti: la collana bianca d’Einaudi, ad esempio, sembra ormai una succursale di Facebook. Quindi, l’effetto attuale della poesia, così come viene esercitata, è quello di produrre un gran rumore di fondo.

La società sembra non avere più il cardine della cultura e abbiamo superato un punto di non ritorno, preferendo la forma al contenuto, l’economia alla qualità della vita, lo sviluppo selvaggio al progresso benefico. In questo scenario, cosa pensi del futuro?

La cosiddetta cultura, per lo meno quella in certo modo professionale, non conta più nulla. All’annoso disinteresse governativo si aggiunge quello dei mass media, e la penosa imitazione europea – da colonizzati – della mentalità nordamericana. Un tempo, negli States, c’era rispetto per la poesia, mentre oggi gli editori non pagano neppure le traduzioni, perciò i traduttori devono sperare in un premio o in una borsa di studio. A costo d’esser detto complottista, sono certo che il progetto dei potenti sia quello d’asservire i popoli mediante povertà, malattie, paura e procurata ignoranza. Che la situazione sia catastrofica, lo dicono anche cose minori, come l’aberrazione dei corsi di creative writing e il fatto che nelle università USA, vere fabbriche di cretini, gli studenti non abbiano il diritto d’esporre le proprie opinioni: devono dedicarsi soltanto alle sources, alle fonti, che naturalmente sono imposte. Così gli studenti vengono indotti al culto dell’autorità, all’ossequiosa passività dei servitori. Cosa vuoi che pensi del futuro? Probabilmente, è già troppo tardi.

Hai visto e vissuto praticamente tutto. Hai scritto tanto da comporre un’opera vastissima. Ancora oggi pubblichi libri inediti, ai quali affianchi riedizioni di lavori del passato. In cosa credi oggi?

Sì, ho vissuto, e scritto anche troppo. E, diversamente da ciò che ho vissuto, di quel che ho scritto non sono affatto contento. In cosa credo? Evitando l’orrenda e maldestra italianizzazione di resilience, credo che le persone consapevoli, quelle che hanno entro di sé una necessità, un destino, debbano resistere ad ogni sconforto. Naturalmente, per riuscirci, dovranno relativamente astrarsi, cioè non assistere oltremodo – senza poter influire – alle vicende del mondo esterno. L’unica mentalità che può favorire la sopravvivenza personale è quella operosa dei monasteri medievali; mentalità diminutiva, però non priva di saggezza. Ma nei monasteri c’era anzitutto una comunità, di cui noi – almeno dagli anni Novanta – non disponiamo più. Questa non è una società dialogica; e tutti noi siamo sparpagliati: quei pochi che mi piacciono vivono altrove, non li vedo quasi mai. Si direbbe inevitabile perciò la solitudine, condizione difficile, che richiede generosità, se si vuol evitare quella degenerazione che potrei dire avarizia sentimentale. ©RIPRODUZIONE RISERVATA

nella foto in alto sono ritratti Nanni Cagnone e sua moglie, Sandra Holt | photo credit ©Enzo Eric Toccaceli

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