il ruolo del sindacato
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Terza e seconda Repubblica peggiori della prima. Il ruolo del sindacato tra crisi dei partiti e crisi delle Istituzioni

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La “Terza Repubblica”, dopo il fallimento della “Seconda”, anch’essa è già sull’orlo del baratro, con una storia, a dire il vero, molto meno lunga e gloriosa della Prima che ha condotto il Paese alla democrazia, alla pace e allo sviluppo

Non si avverte una capacità reale di governare la gestione delle varie crisi. Non c’è un processo reale di governo dell’economia, non ci sono proposte concrete per rilanciare il sistema produttivo, per rafforzare i diritti del lavoro e garantire chi è espulso dal mercato del lavoro. Si aspettava il Pnrr come la panacea di tuti i mali, intanto, l‘Italia langue nella sua incapacità di governare i vari processi economici. Basti pensare alla crisi economica dovuta alla Pandemia, alla guerra in Ucraina e il conseguente aumento dei prezzi di tutti i generi (dagli alimentari ai prodotti energetici). L’unico modo per uscire da questa situazione di vuoto è che la politica ritorni a fare Politica, sapendo che una società non può vivere sempre in conflitto fra fazioni, ma deve anche garantire la mediazione fra le diverse posizioni. Non ci si può affidare all’uomo della provvidenza, come si è fatto anche in passato, e né si può accettare che governino maggioranze quasi bulgare. In sintesi, con tutto ciò vorrei solo precisare che è opportuno, se vogliamo uscire dalle secche in cui il paese è incagliato, con i rapport fra le persone inaspriti, i valori inariditi e la prevalenza della legge della giungla, che bisogna ripartire ripristinando ruoli, sedi, strumenti di partecipazione per formare una nuova classe dirigente ed un nuovo sentire comune.

La dignità di un popolo si misura sull’esigenza di avere un lavoro senza sottoporsi a ricatti e sulla possibilità di vivere senza rischi e pericoli

Purtroppo, non passa giorno senza che non si registri una morte sul lavoro. Troppe norme sono vanificate; tanti diritti di tutele sono messi in discussione. Il patrimonio culturale che ha prodotto una legislazione del lavoro fra le più avanzate nel mondo è stata ogni giorno aggredita perché si proponeva, in alternativa una “nuova” stagione centrata sulle flessibilità e sulla precarietà del lavoro. In nome di una presunta modernità si è guarda a relazioni sindacali da prima della rivoluzione industriale. Si vuole sempre più libertà da parte degli imprenditori. Libertà, spesso, sganciata da ogni etica e responsabilità sociale, con un unico obiettivo valido: competere per il maggior profitto. I servizi sociali quali sanità, assistenza, pensioni, istruzione nella forma pubblica sono stati e sono attaccati e ridimensionati per poterli privatizzare.

In questo Paese vi è ancora bisogno della cultura laica e socialista in una società sempre più diversificata, dove valori e ideali si sono affievoliti, ma soprattutto dove tutto è scontro fra opposte fazioni, dove la morale, l’etica ed il rispetto degli altri sono sopraffatti dall’egoismo negativo, di coloro che consapevolmente strumentalizzano chiunque li circonda e dall’ego-centrismo di coloro che prendono tutto senza restituire più nulla. Occorre, invece, ricostruire uno stato sociale, riformandolo in modo che almeno i diritti minimi, siano garantiti. Riaffermare il senso di solidarietà e non di divisione fra le diverse generazioni, dove le nuove abbiano riconoscenza per il livello di vita che è stato loro consegnato problema”. Bisognerà pensare anche alle regole della convivenza democratica che siano ripristinate perché la democrazia è riconoscimento reciproco. È garanzia di pluralismo, è tutela delle diversità, è doveri e diritti”. Il confrontarsi con società di individui, con persone che si sentono tali, che hanno o vogliono essere liberi di (e quindi liberi di scegliere) e non solo liberi da (e quindi essere protetti) non dovrebbe spaventare.  È in fondo il segno del futuro che bisogna cercare di costruire, quello di una società in cui non solo pochi, ma tutti possono sentirsi liberi, non grazie a ricchezze finanziarie, ma alle conoscenze e alle competenze di cui la società li aiuta a dotarsi.

Anche il sindacato italiano deve fare la sua parte tornando a parlare di politica

In Italia, in questo momento, sembra smarrito il segno dello stare insieme, esiste solo la contrapposizione e lo scontro, prevalgono solo gli interessi del singolo o del gruppo, ma con spirito di parte a discapito della convivenza civile che è fatta di regole condivise, di interessi generali e di mediazioni fra diversi. L’economia rivendica la sua supremazia sulla politica e gli uomini politici impostano programmi di governo attentamente tarati sul primato della stessa. Bisogna tornare a volare alto. Il sindacato deve recuperare la sua anima ideale e non soltanto la sua funzione. In questa prospettiva legare l’anima laica con quella riformista, può diventare il filo conduttore dell’azione sindacale in modo da legare il passato con il presente

Oggi, con la crisi dei partiti; i movimenti che rincorrono il tanto peggio, tanto meglio; le Istituzioni che vacillano; un’economia sempre più crisi; la sovranità degli Stati ceduta alla Ue, che ha imposto le sue regole di austerity, alimentando ancora di più la crisi, invece di risolverla, si rischia non solo di rimanere sul piano economico, in una profonda recessione, ma sul piano della democrazia, di precludere qualsiasi voglia di partecipazione dei cittadini alla vita democratica.

Anche il sindacato deve ritrovare la voglia di lottare e in quanto strumento di rappresentanza si deve attrezzare per ridare fiato alla democrazia partecipata e per costruire un nuovo modello società, di economia, di stato sociale e di relazioni sindacali. Bisogna in altre parole ricreare un sindacato che sia nello stesso tempo dentro il posto di lavoro e nella società. È una scelta non facile perché riapre contraddizioni fuori e dentro il sindacato, ma può sviluppare momenti di confronto, di contraddizione e di conflitto all’interno della società e delle sue dinamiche istituzionali, sociali e politiche. ©RIPRODUZIONE RISERVATA

Per l’immagine in alto: Freepik

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