Maeve di CJ Leede
copertina del romanzo "Maeve" di CJ Leede | Mercurio | traduzione di Gaja Cenciarelli

“Maeve”, di CJ Leede: l’assassina dal cuore caldo

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Maeve di CJ Leede: l’assassina dal cuore caldo

Maeve di CJ Leede (qui il libro) è il debutto della casa editrice Mercurio Books, nata nel maggio 2024, che nasce con lo scopo di narrare storie che sembrano scoppiettate fuori dai racconti attorno al fuoco, narrate dai vecchi saggi, in luoghi e tempi così lontani e allo stesso tempo così vicini a noi. I libri sulla soglia della nuova casa editrice hanno le atmosfere delle serate piene di malinconia e al contempo sprizzanti di un un’energia ferina e violenta, che trova riparo nelle notti oscure e nelle giornate che conservano ancora la magia delle stelle e della luna.

Non a caso, Maeve, chiamato originariamente Maeve Fly, presenta tutte queste caratteristiche, aggiungendo un tassello importante: la ferocia di esprimere il proprio lato oscuro.

CJ Leede è la nuova voce horror che si è già fatta ampiamente notare, la personalità dell’autrice è diretta e misteriosa al tempo stesso ha ideologie ben precise, pensieri che prendono immediatamente forma sulla carta che fanno da base per la narrazione della nostra nuova protagonista sanguinaria preferita: Maeve.

Maeve, la trama

In un parco giochi a tema nell’assolata California, più precisamente a Los Angeles, Maeve lavora come principessa. Ogni giorno si sveglia, si infila un vestito tratto da un cartone ben specifico (che scoprirete leggendo il libro) e recita la sua parte: si fa fotografare con i bambini e li intrattiene. Il personaggio di Maeve, tuttavia, la ragazza dal volto affilato e piacevole alla vista e due occhi grandi e chiari che sembrano rispecchiare le paure che ognuno conserva all’interno, è un’entità ambigua. Di giorno si preoccupa per le persone che ama e regala sorrisi di zucchero filato, la notte ha solo un obiettivo: uccidere.

La psicologia del carattere di Maeve: parallelismo e differenze con Patrick Bateman di American Psycho

In un’intervista con Forbidden Planet TV, CJ Leede esprime il suo amore per Bret Easton Ellis e la sua narrazione, in modo specifico nel famoso American Psycho, che è conseguentemente diventato una delle influenze più significative per la stesura di Maeve.

Il punto in comune tra la psicologica di Bateman e di Maeve sta nella ferocia rivolta non ad antieroi, a persone malvagie, rifiuti della società, ma a persone comuni, che sebbene possano risultare antipatiche e con qualche difetto in più della maggior parte delle persone, non meriterebbero assolutamente una morte violenta né una tortura perpetuata senza alcun rammarico. La vita di Bateman e Maeve non presentano traumi che potrebbero, nella psicologia classica, spiegare un ragionamento dedicato alla follia e alla passione verso gli omicidi. Semplicemente la loro identità è aperta a un valico che ospita solo demoni e follia.

Il punto dell’autrice sta proprio qui: nell’intervista spiega che le azioni di Maeve sono destinate a persone che non si meritano di morire e che era stanca di conoscere personaggi che, anche in letteratura, diventano killer professionisti a causa di eventi scioccanti e traumatici nella loro vita. A volte il lupo feroce e malvagio nasce con l’anima della persona e non ci sono motivazioni, né tantomeno giustificazioni, per dare un senso al male interno che si sentiranno costretti a scatenare.

A differenza di Patrick Bateman, nichilista, cinico, completamente dissociato da una realtà che è arrivato a odiare, che non nasconde le sue fissazioni per il suo ego smisurato e una misoginia potente urlata mentre tortura le sue vittime, Maeve ama le persone che ha accanto a sé, prova passioni umane, empatia. Non tollera che chi ama soffra e non apprezza particolarmente chi finge di essere tutt’altro rispetto a ciò che è, per questo cerca di bilanciare la sua vita da affettatrice di corpi e da principessa del castello, trovando un equilibrio, che, seppur precario, le da l’idea di controllare il lupo famelico che contiene all’interno.

Amo Halloween perché tutti, sempre, indossano una maschera. E per una notte l’anno lo fanno davvero, allo scoperto. A Halloween accettano di trasformarsi nelle creature oscure e proibite che vorrebbero essere ma che rifiutano tutto il resto dei giorni. A Halloween accolgono del tutto la loro vera natura. Le parti nascoste del mondo vengono messe in mostra, anche se solo per una notte. E le creature veramente oscure sono un po’ meno sole.

Dolore e piacere direttamente dal manuale di Bateman

Come con Patrick Bateman, il corpo di Maeve non è veicolo solo della massima espressione di ferocia, ma anche di una forte spinta sessuale: il corpo esterno diventa quindi la catarsi completa che mischia dolore ed erotismo, riportandoci un po’ a quell’atmosfera caotica, piena di musica rock ad alto volume che è tanto cara a Bret Easton Ellis. La ragazza sa di dover controllare il lupo e a volte la bestia può essere ammansita soltanto mischiando dolore e piacere insieme, creando un connubio disagiante e disturbante, con l’unico effetto di placare la brutalità che cerca di intaccare l’inconscio di Maeve.

Maeve: un’assassina dal cuore caldo

Il libro di CJ Leede ci presenta un’assassina che non ha un cuore freddo, ma caldo, un personaggio atipico, un mostro che sa di essere tale, ma non ha perso la propria umanità verso le situazioni e le persone che ha a cuore. Ci troviamo di fronte a una moralità conflittuale, a un personaggio altamente caotico neutrale, che getta i semi della follia nelle situazioni che la infastidiscono. Un elemento che crea malessere, anche che sia di minimo livello, va eliminato. Il lato umano di Maeve è ciò che destabilizza di più il lettore, l’assassina camuffata da principessa mostra una paura immensa verso ciò che potrebbe perdere, manifestando queste emozioni forti e dissocianti nei confronti della nonna e della sua migliore amica, Kate.

La protagonista del romanzo non sopporta il vittimismo personale nel momento in cui qualcosa di negativo accade. È convinta che la vita abbia dei piani tutti suoi e forse questa è l’unica leggera linea di nichilismo che affiora dal suo carattere, che in qualche modo la forza ad accettare, successivamente la sua indole sanguinaria e inarrestabile.

«Sai, tutti abbiamo dei sogni nella vita», dico, «ma a volte non va come vorremmo. […] Crediamo di sapere cosa abbiamo nella vita, e crediamo anche di poter continuare ad averlo», dico, godendomi la bellezza della scena, estasiata. «Ma il mondo ha altri piani per noi, e a noi tocca adattarci alle circostanze. Siamo quello che siamo. E dobbiamo solo lasciarci andare». Getto la testa all’indietro e canto.

Maeve è completamente cosciente della caducità della vita e, nonostante sia lei stessa a infliggere questa mortalità a molte persone, è un pensiero che allontana completamente nel momento in cui deve pensare ai suoi affetti. Sa di essere un lupo solitario, affamato di carne e sangue, ma è evidente il suo bisogno di appartenere a un branco, a persone che la capiscano, che comprendano il suo lato oscuro, sapendo che è una battaglia persa in partenza, perché un’oscurità del genere è una realtà impossibile per gli altri da accettare e – soprattutto – da amare.

Una vita passata da sola. Sapendo che sarei rimasta sola, per sempre. Stare in una stanza piena di gente e sapere di essere separata dagli altri, quella barriera invisibile tra te e loro che sarà sempre, in ogni modo, invalicabile. Trovare la volontà di esistere in un mondo completamente inadatto a te. E poi veder sparire tutto questo. Pensare che ci sia un’altra persona, e che è come me. «Allora, cosa dovrei fare?», chiesi. Ero terrorizzata ed ero euforica e volevo rovesciare il tavolo e nascondermi e scappare e urlare e piangere. Era qualcosa di vitale. I suoi occhi trovarono di nuovo i miei. «Il lupo è forte», disse, «ma c’è qualcuno che è più forte. Dovrai nutrirlo, ogni giorno, per sempre. Dovrai allevarlo, Maeve, perché il lupo non potrà mai più essere visto. Né da me, né da nessun altro. Non puoi essere ciò che sei e sopravvivere. Capisci?». «Sì, capisco», dissi.

Maeve si presenta come un romanzo che affronta l’analisi dalla malvagità che non sia esclusivamente scaturita da eventi traumatici, anzi. CJ Leede non cerca anti-eroi danneggiati dalla vita, ma si crogiola nella spinta brutale di una malvagità che appare illogica e irrazionale, donandoci una donna che cerca di prendere il suo posto nel mondo con artigli, zanne ed un’empatia regalata solamente a chi pensa se la meriti. Tutti gli altri possono solo tremare davanti ai suoi occhi ghiacciati. ©RIPRODUZIONE RISERVATA

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