massoneria e antimafia

Massoneria. “la legge Anselmi ha un limite”. Vero, è il limite del diritto naturale

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Parliamo di Massoneria e Antimafia, e del diritto associativo. La legge Anselmi ha un limite, titola Antimafiaduemila.com e siamo completamente d’accordo: è il limite del diritto associativo che lega con quello alla privacy, diciamo noi.

Ne scrive anche il Fatto Quotidiano, qui.

Ebbene, nel caso in cui Voi, gentili lettori, ve lo steste chiedendo, il nostro settimanale segue la vicenda perché ritiene che la Massoneria sia il nemico ideale nella nostra epoca e subisca un trattamento non rispettoso dei diritti costituzionali. Comunque la si pensi su questa variegata e complessa associazione, il nostro settimanale ha un atteggiamento garantista nella maniera più assoluta.

Nell’articolo del Fatto Quotidiano, a cui non facciamo le pulci ma ci limitiamo a usare come sponda per un ragionamento, si legge che

Quella norma [appunto la legge Anselmi, ndr] stabilisce il divieto dell’associazione segreta ma non la punisce, rimandando all’eventuale scoperta di un reato specifico.

Massoneria e Antimafia, subito le nostre domande: perché non basta scoprire e perseguire “un reato specifico”? Cos’altro si persegue se non i reati? E se c’è altro, per quale ragione se non è un illecito?

Siamo dell’avviso che la Giustizia debba fare ciò che ritiene giusto nel combattere la criminalità organizzata ma deve farlo nel rispetto dei diritti, come dicevamo diritto associativo e diritto alla privacy, sanciti dalla Costituzione e dalla Legge. Non entriamo nel merito della limitatezza di quella norma, la Commissione antimafia ne sa sicuramente più di noi e siamo ben lieti di saperla al lavoro per il superamento delle difficoltà a tutela di tutti i cittadini, ma il fatto che possa passare come sottotesto l’idea che per risolvere una emergenza, quale che sia, persino quella terrificante delle infiltrazioni mafiose, si possa o si debba considerare l’idea che le Obbedienze e gli Ordini massonici devono, ad esempio, come alcuni vorrebbero, consegnare gli elenchi dei propri iscritti non è accettabile. Vorrebbe dire che per risolvere un problema se ne crea un altro, cioè trattare l’appartenenza ad organizzazioni lecite – fino a prova contraria – come qualcosa la cui valenza morale è lecito mettere in discussione aprioristicamente. Vorrebbe dire, cioè, trattare onesti cittadini come fossero criminali per il solo fatto di appartenere a una categoria. Passerebbe l’idea, che va di moda in questi ultimi anni in Italia, che un’emergenza giustifica la sospensione dei diritti. Dallo Stato di Diritto diventeremmo uno Stato etico. Chi ancora avesse dubbi sulla definizione di stato etico, è invitato a documentarsi.

Lo scarto ideologico delle dichiarazioni

Che alcune norme e leggi si siano dimostrate anticostituzionali e contrarie alle libertà di associazione dei cittadini è tristemente appurato. Si veda, ad esempio, la Legge Fava, emanata dalla Regione Sicilia, che impone ai consiglieri e a chi lavora nella pubblica amministrazione di manifestare la propria appartenenza alla Massoneria con tanto di dichiarazione scritta. Una legge iniqua, non democratica, sulla quale persino l’Europa ha voluto vederci chiaro perché ha tutte le premesse per violare i diritti dell’Uomo. Ebbene, in queste recenti affermazioni della Commissione antimafia uscente, non si può non annusare, almeno – laddove il suo invito venisse frainteso o esasperato – la possibilità per lo Stato di spingersi ben oltre la violazione dei diritti, scadendo nella sfera ideologica. Sembrerebbe che la Commissione, in quanto commissione uscente, intenda consegnare a chi verrà domani un lascito che sicuramente, nelle intenzioni, vuole essere morale. Morale più che operativo. Ma si sa, un atteggiamento morale che non fosse sostenuto da procedimenti di diritto, sarebbe già ideologia. Non vorremmo mai, allora, che tale lascito venisse strumentalizzato e che ci si senta nel diritto-dovere di perseguire la Massoneria come categoria. Sappiamo tutti benissimo che solo i reati si possono e si devono perseguire. Fuori da quelli c’è il lecito vivere dei cittadini.

Lo sottolineiamo noi per primi: legalità non vuol dire giustizia, o non ancora, o mai del tutto. Per ottemperare la giustizia è necessario ampliare la legalità, affinarla con nuove norme e configurando nuovi reati e pene adatte a perseguirli, ma è un lavoro che nel tempo è sempre più delicato, in quanto il nostro sistema di diritto è assai complesso e nel suo insieme ben fatto. La capacità chirurgica di operare in tal senso è quanto mai doverosa e non dubitiamo che la Commissione antimafia uscente l’abbia avuta e l’abbiano i membri che andranno a costituire la nuova Commissione. Più semplicemente vigileremo affinché pur di eseguire azioni non si arrivi a penalizzare l’associazionismo stesso. Allora, l’ipotesi di comportamento ideologico da parte dello Stato troverebbe conferma.

Il moralismo della popolazione su cui fa leva la classe politica

C’è anche chi, credendosi saggio, domanda: “Perché nasconderti se non hai nulla da temere”? Se adottassimo con chi fa questa domanda il suo stesso ragionamento potremmo domandargli perché non si fa fotografare mentre fa l’amore (non c’è nulla di male nel fare l’amore, siamo d’accordo?); questa domanda è invece tipica di chi non ha mai vissuto sulla propria pelle il peso di un pregiudizio. Di più, il peso di uno stigma sociale, come è quello che vivono i massoni.

Insomma, il limite della legge Anselmi è l’impossibilità di violare il diritto naturale di associarsi, di ledere i diritti essenziali che abbiamo menzionato. In oltre, si affaccia con la delicatezza sericea del non detto, anche qui, il nesso – se non causale almeno ideologico , cioè di visione del mondo, o della vita, o di una cosa specifica come può esserlo la democrazia – con il recente provvedimento “anti-rave”. L’associazionismo è considerato buono e giusto, dallo Stato, evidentemente solo quando sopperisce al suo ruolo di difesa dei cittadini, tutela dei più deboli, accesso alla vita sociale, all’integrazione, all’uguaglianza… un po’ come ha asserito Don Ciotti nell’intervista a Diego Bianchi per Propaganda Live andata in onda venerdì 18 novembre. Don Ciotti che è fondatore di Libera, lo ricordiamo, fondamentale associazione proprio contro le mafie.

Cosa potrebbe invece fare lo Stato per dirsi democratico

Cerchiamo di essere propositivi. Abbiamo detto cosa lo Stato non può fare per dirsi democratico, violare i diritti e pensare di poter stabilire cosa sia Massoneria. Cerchiamo invece di capire cosa potrebbe fare attraverso la Commissione antimafia e i legislatori.

Presumibilmente i mafiosi cercano di infiltrarsi nei gangli della società civile da che esiste la mafia, e la Massoneria subisce tentativi di infiltrazioni da che esiste lei (da molto prima della mafia, ci risulta) è impensabile che la soluzione a un problema tanto radicato venga da uno sparuto gruppo di persone componenti una Commissione – per quanto seria sia – che adottano strumenti e fanno osservazioni dalla sola prospettiva dell’ultima ora della storia. Proprio sul binomio massoneria e antimafia, sarebbe costruttivo trovare dei criteri per stabilire cosa sia o non sia la massoneria. Certo abbiamo il sospetto che se lo chiedessimo a tre massoni avremmo probabilmente quattro opinioni diverse (senza sarcasmo, si riuniscono proprio per moltiplicare i punti di vista). Un simile intento sarebbe però doveroso averlo perché se le Istituzioni lo cogliessero, esercitando la loro responsabilità di dibattere e capire, rivelerebbero anche la responsabilità che hanno invece i massoni se davvero vogliono che il loro nome non sia più associato a realtà criminali. Con sincero spirito democratico lo Stato, rimanendo rispettoso dei diritti e delle libertà, potrebbe chiedere alle Obbedienze e agli Ordini massonici di trovare insieme tali criteri. Chiedere, cioè, uno sforzo per andare oltre le differenze tra un’Obbedienza e l’altra. I Massoni, che professano l’universalismo, dovrebbero godere di una tale richiesta e non trincerarsi nei propri confini. Certo, differenze ce ne sono, con ragioni storiche, da un’Obbedienza all’altra, e nessuno chiede loro di rinunciarvi. Potrebbero però rivendicarle ed esercitarle sul piano iniziatico e allo stesso tempo possedere caratteristiche comuni richieste a tutte le organizzazioni sul piano associativo. Ora, la Massoneria non ha copyright. Appartiene a tutti e a nessuno, per così dire. La difficoltà di trovare questi criteri è enorme, oggettivamente. Se fosse facile lo si sarebbe già fatto. Tuttavia, aprire un dibattito tra istituzioni e Massoneria resta una cosa fattibile, se lo si vuole veramente e in quell’occasione vedremmo chiaramente quali sono le parti non collaborative.

Come conclude l’articolo del Fatto Quotidiano, non ci resta che attendere, ma anche sperare che per punire alcuni non ci rimettano in molti. ©RIPRODUZIONE RISERVATA

1 Comment

  1. È quella di una parte dello Stato, la stessa codardia che tollera centinaia di miliardi di evasione fiscale, e anzi, se possibile ne incoraggia ancora con strane “franchigie di contante”. Questa stessa parte dello Stato rende impossibile , con una pericosa eclisse della ragione, promuovere le libertà individuali proclamate dalla Costituzione.

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