un ricordo personale di Gianni Garofalo

Un ricordo personale di Gianni Garofalo

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Gianni è stato per me soprattutto un amico ed un compagno sia nella veste di sindacalista della Università Cgil e io della Uil, sia come studioso, quando ci incontravamo e discutevamo animatamente delle questioni del diritto sindacale e del lavoro, lui docente all’Università  di Bari e io all’Università di Foggia.

Certamente era un profondo conoscitore del diritto del lavoro, essendosi formato alla scuola di Giugni, presso l’Università di Bari. Notevoli i suoi scritti su questioni che ci hanno visto in qualità di studiosi e sindacalisti molte volte discutere, anche, a volte,  con qualche posizione diversa: quali la rappresentanza e rappresentatività sindacale, il diritto di sciopero, la contrattazione, il ruolo dell’Università e della Ricerca.

Gianni si interrogava spesso dimostrando, non solo una conoscenza della materia, ma anche una capacità di analisi e di proposta del mondo del lavoro e sindacale.

La sua militanza nel sindacato e sia quale studioso dimostravano una sua forte eccletticità che lo portava ad essere sempre capace di esprimere una posizione, non dogmatica, ma riflessiva e aperta anche ad ascoltare il suo interlocutore, senza pregiudizi.

Quello che mi ha sempre colpito è la sua umiltà, quando negoziavamo all’Aran, pur essendo un prestigioso accademico. Attento, riflessivo e propositivo, dava l’impressione anche di essere un po’ burbero, ma non usciva mai fuori dalle righe e non si lasciava trasportare dall’eccesso nella dinamica del confronto negoziale, che pure qualche volta porta ad esasperare gli animi.

Ci siamo purtroppo incontrati non come volevo, perché la vita non gli ha dato quello che meritava, portandolo via troppo presto sia ai suoi cari, sia al mondo accademico e sindacale. Avrebbe potuto scrivere ancora tante altre pagine, quali arricchimento per tutti.

Non bisogna disperdere il suo patrimonio culturale e politico/sindacale, soprattutto in un momento come questo, dove il valore del confronto, il rispetto dell’altro, la capacità di accettare il pluralismo delle idee e affermare non verità assolute, ma le proprie, in una discussione serena e il grande insegnamento del dubbio e della tolleranza sono venuti meno.

La sua esperienza di docente lo portava a dialogare con i giovani di cui ne apprezzava la volontà di apprendere e di formarsi, non solo quale momento istruttivo, ma quale forma di preparazione al loro futuro di dirigenti di questo Paese e in questa veste riteneva che dovessero essere pronti, in qualsiasi ruolo, nell’amministrare giustizia, equità e nel tutelare diritti e regole per coloro che ne avessero avuto bisogno.

A distanza di qualche anno mi manca e avrei ancora bisogno della sua forza d’animo e della sua qualità di studioso per interrogarci insieme sulla centralità dello Stato, nel fornire garanzie e sevizi ai cittadini, su tutto il territorio nazionale e di qualsiasi ceto siano. Ed anche sulla criticità del diritto del lavoro e di quello sindacale, che si sono indeboliti per questa insidiosa ideologia dogmatica della Finanza che vuole assoggettare tutti a sudditi, senza nessuna possibilità di essere riconosciuti nella centralità delle dinamiche economiche e sociali, ma solo al massimo quali consumatori.

Ciao Gianni

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