Breat Easton Ellis e la catarsi del desiderio

Bret Easton Ellis e la catarsi del desiderio. Quando le schegge sono della coscienza

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Bret Easton Ellis e la catarsi del desiderio. Questa potrebbe essere una sintesi dell’opera con cui torna sulle scene. Un romanzo che naviga nell’ebrezza degli anni ‘80, in un’America fatta di giovani emotivamente indipendenti, quasi alienati dalla realtà che li circonda. Un’atmosfera tetra e sballata, resa viva grazie ad un gruppo di studenti del sud della California e a un serial killer a piede libero, conosciuto come “il Pescatore”. Droga, sesso e strane ed inquietanti vicende fanno da sfondo a quello che Bret, il protagonista, considera un punto di svolta per la propria vita, il bivio che ha cambiato la sua esistenza.

Se la primavera e l’estate del 1981 erano state il sogno, qualcosa di paradisiaco, allora il mese di settembre rappresentò la fine di quel sogno con l’arrivo di Robert Mallory.

Tutto inizia nel momento in cui Robert Mallory, il ragazzo nuovo della scuola, fa amicizia con il gruppo ristretto di Bret: privilegiati dell’alta società, annoiati da qualsiasi cosa che non giri attorno alle serate da sballo e alla popolarità. Robert appartiene alla stessa categoria, è giovane, all’apice della sua bellezza, un “dio” secondo Bret, ma un dio che nasconde qualcosa e che si diverte a tirare i fili della vita di ognuno di loro, ingannando, corrompendo, è un lupo con il costume da agnello. Convinto delle proprie supposizioni, Bret diventa ossessionato dall’idea che Robert sia il Pescatore stesso e che, da bravo manipolatore, stia tenendo la sua identità all’oscuro.

Bret Easton Ellis narratore inattendibile

Bret Easton Ellis scrive un romanzo come “unrelaible narrator”, calandosi nei panni del protagonista, donandogli il suo nome, i suoi turbamenti adolescenziali e la sua attività di scrittura. Bret personaggio combacerà con Bret autore, diventando colui che ha scritto Less than zero, The rules of attraction, American Psycho, Glamorama, Lunar Park, Imperial Bedrooms. Quello che ne viene fuori è un romanzo semi-autobiografico, in cui gli avvenimenti realmente accaduti nella storia di Ellis si fondono con un mondo di finzione, costellato di omicidi e storie perturbanti.

Come Ellis, “Bret personaggio” è, quindi, uno scrittore, un amante delle storie ben costruite, della narrazione. Più volte, durante il romanzo, ammetterà di essere spesso accusato dagli amici di edulcorare i racconti, esagerandoli, contorcendoli e sono proprio le storie che cerca animosamente, colleziona pezzi di vita e li ripone nella sua macchina da scrivere, una vita che al contempo cerca e da cui scappa, che si prospetta come un pendolo angosciante tra adolescenza e distacco da un mondo fiabesco, appartenente ad anni che stanno correndo via.

Schegge di noia e abbandono generazionale. L’unico ad avere slanci vitali è il protagonista: per i cadaveri

Sono gli ultimi giorni delle lezioni all’high school, delle corse in macchina senza una meta, il motore rombante diventa il mezzo per raggiungere la propria libertà: una libertà utopica che si rispecchia nei legami che i giovani elitari hanno con la propria famiglia; si tratta di una libertà ideologica, una ricercata lontananza emotiva per sovrastare l’assenza delle proprie figure di riferimento, dei propri genitori, che risultano fantasmi distanti, intenti a godersi vacanze di lusso su spiagge esotiche dall’altra parte del mondo.
L’assenza è essa stessa sentimento e condizione stabile, un’assenza che non si riversa solo nei rapporti umani, ma viene trasmutata in una visione nichilista e cinica della vita, in cui l’insensibilità è padrona e diventa voce narrante del subconscio dei personaggi. Tutti, tranne Bret. Bret non appare annegato nell’oblio come gli altri, anzi, è spinto da un sentimento forte, che gli fa aderire la realtà addosso come una malattia trascinante. È Bret ad interessarsi delle scomparse delle persone e dei successivi ritrovamenti di corpi smembrati, è Bret a diventare paranoico, ad avere paura che qualcuno possa entrare nella sua casa vuota sulla Mulholland (strada celebre di Los Angeles in cui si trova l’abitazione di Bret), luogo di perdizione massimo, in cui si fa di droghe pesanti pur di non avvertire questo senso di inquietezza paralizzante.

Bret Easton Ellis e la catarsi del desiderio tra solitudinee sessualità. La rabbia come sprone e libertà nauseante

Oltre l’assassino a piede libero, che Bret è certo sia Robert, i sentimenti forti e angosciati, che avvelenano il personaggio di Bret, prendono vita anche dalla sua incapacità di mettere in dialogo il sé sociale (quello che lui chiamerà il “Bret partecipe della vita”) con il sé nascosto, l’emanazione di sé appartenente al regno del non-detto, del segreto, il luogo del senso di colpa.
Bret è un ragazzo omosessuale, inseguito da una feroce pulsione sessuale, che lo fa sentire sempre su di giri quando vede i corpi dei suoi amici, corpi maschili che lui associa alle statue greche per la loro bellezza. Bret vive in un costante turbinio di desiderio, un ritmo incalzante, che deve fermare per mantenere le apparenze; crea una relazione con una delle ragazze più popolari della scuola, Debbie, si finge il ragazzo perfetto, cela le sue vere inclinazioni a chiunque, perfino al gruppo di amici, che svolgono il ruolo di stampella emotiva, surrogati di genitori inesistenti, alleati nel non far entrare neanche un filo di solitudine dalle tende chiuse della stanza intossicata sulla Mulholland.

Simultaneamente, è Bret stesso a chiudere quelle tende e a non far entrare la luce, per scrivere il suo romanzo, per calarsi due o tre pasticche, per impiegare le sue ore a familiarizzare con il corpo di quei ragazzi che sono al centro del suo desiderio sessuale.

Bret diventa un’essenza rigenerata dell’Eros freudiano, il desiderio fisico non è un desiderio delimitato al corpo, ma si estende fino a toccare le controversie della psiche, desidera e possiede, desidera e controlla, desidera e, di conseguenza, agisce; la fisicità diventa la spinta vitale. Il desiderio – ma anche solo il realizzare di voler desiderare il corpo di qualcun’altro – scuote Bret dal suo torpore, diventa veicolo di azione. L’azionarsi, creando spazio attorno a sé, dando materia ai suoi pensieri, non lo mette al riparo dal senso di colpa dilaniante, dalla deprimente e assoluta certezza del suo essere ben lontano dal Bret partecipe, dal Bret come ragazzo di Debbie, dall’eroe popolare, cordiale e pronto a sacrificare la propria felicità per uno scopo più alto. Questa certezza allaga completamente il suo essere e il piacere che deriva dall’incontro con altri uomini, seppur nel momento dell’atto siano gentili, delicati, tocchi di amanti innamorati e non di sconosciuti, instaurano in Bret il seme dell’aggressività, i suoi rapporti con gli altri diventano lame affilate, territori oscuri e pericolosi in cui il placido Bret, ebbro della bellezza altrui, viene soppiantato da un Bret cupo, appartenente al regno della Notte, ripudiatore di vita.

Tutto era futile. Non c’era speranza. Il mondo non faceva caso al tuo dolore. Quell’ondata familiare di rabbia mi travolse – la rabbia in realtà fungeva da sprone – […] Da un certo punto di vista capivo cosa stava cercando di fare – […] trovare un altro mondo, la libertà, l’insensibilità come sentimento. Da un altro punto di vista mi nauseava.

Bret Easton Ellis e i nuovi sensi di colpa. Nuovo spazio per la psicoanalisi

Il romanzo di Ellis si prospetta, quindi, come un territorio fertile per la psicoanalisi. Di fatto, letteratura e psicologia spesso si incrociano, la scrittura è spesso usata come rimedio per i traumi. Lo stesso Bret-personaggio crede che l’atto di scrivere possa dargli pace, lenire le ferite, unire i punti.

[…] dovevo scrivere il libro perché avevo bisogno di chiarire cos’era successo – infine era giunto il momento.

L’azione dello scrivere dà uno scossone al Bret-personaggio, le tende delle finestre della casa sulla Mulholland si aprono, c’è una tensione papabile verso una forza difensiva che potremmo ritrovare nella psicologia di Freud come “rimozione”: “Operazione psichica con la quale l’individuo respinge nell’inconscio: pensieri, immagini, ricordi e fantasie connessi alle pulsioni, che sono vissuti come pericolosi per il suo equilibrio complessivo. I moti pulsionali sessuali o aggressivi provenienti dall’Es tenderebbero di per sé all’appagamento e quindi al piacere; ma sono vissuti dall’Io come minacciosi perché vietati dal Super-Io e quindi provocano angoscia e colpa”[1].

Ecco che qui, sul ciglio di un burrone, il cui confine coincide con la bramosia verso un piacere che genera colpa e il desiderio del desiderio stesso, Bret-Eros si lancia nelle tenebre e nella caduta, in una sorta di danza ferale tra le due energie che muovono l’essere umano, nel momento in cui tutte le sue particelle vengono incendiate da un fuoco celeste e freddo come la notte più buia, Eros-Thanatos manipola il senso di realtà, lasciando il Bret-personaggio in balia della sua identità più efferata: Thanatos, personificatore dell’impulso distruttivo, figlio della Notte e fratello del Sonno, agente primordiale della morte, cuce le sue membra sul corpo di Bret e dà vita alle “shards”, a quelle “schegge” che lo scrittore ha deciso di mettere come titolo del libro.

Ricordo di aver pensato che per la prima volta in vita mia ero così disorientato da provare la sensazione di sciogliermi, di dissolvermi in me stesso, diventando un’altra persona, per poi sparire nel nulla, […]

Bret Easton Ellis e le schegge della coscienza. Quando la finzione è più reale del mondo

La coscienza di Bret, dilaniata dalla battaglia tra Eros e Thanatos, insita nell’essere umano fin dalla prima alba, si spezza, si scheggia, si frantuma in piccoli pezzi; perché alla fin fine Bret è un ragazzo di diciassette anni in preda al senso di colpa, alla convinzione che non sarà mai libero e che il suo Eros sarà sempre un Eros nascosto, con un’ala spezzata, dolorante, urlante in un mondo fittizio fatto di carta, in cui non ci sono orecchie disposte ad ascoltarlo.

La narrazione prende lentamente una piega ambigua, Ellis ci trascina in questa storia estenuante, articolata (ogni dettaglio sembra importante, ogni canzone sentita alla radio va citata, ogni piccolo evento va sottolineato), che in qualche modo ci stanca, ci fa distaccare da alcuni sentimenti, ci fa sentire l’inquietudine di vedere Robert avvicinarsi alle persone più care di Bret, lasciare indizi sospetti. Le case vandalizzate diventano le nostre, le parole sussurrate nella notte riecheggiano nelle nostre orecchie come se fossero state pronunciate nel nostro salotto, ci tiene attivi, spaventati da cosa potrà accadere nelle prossime pagine e poi ci addormenta, ci fa collassare insieme a Bret, alle sue droghe, alla sua incapacità di gestire la realtà. Bret comincia ad avere sogni che gli tolgono il respiro, che lo fanno svegliare stordito; non è più totalmente conscio del tempo che passa, anche le sue azioni, sempre descritte dal suo punto di vista, sembrano seghettate, non delineate; i suoi pensieri sono discontinui, qua e là si notano delle contraddizioni, ma il potere di Ellis sta proprio in questo: ci fa credere alle parole di Bret, a ciò che vede con i suoi occhi, alle sue deduzioni.

Sul significato di Le Schegge ci sono molte ipotesi e altrettante ce ne sono quando si parla di chi effettivamente abbia commesso gli omicidi. Ellis, però, decide di non condurci su una strada precisa, i dubbi, mi dispiace dirvelo, vi rimarranno; l’autore ha spinto al massimo il concetto del narratore inaffidabile, diventando allo stesso tempo un Pícaro, un Madman e un Liar[2] e, un po’ come con American Psycho, ci lascia nell’oblio. Il certo non è veramente certo, la finzione sembra essere più reale del mondo stesso. ©RIPRODUZIONE RISERVATA

[1] Treccani, la rimozione in Freud

[2] Nel 1981 WIlliam Riggan offre una categorizzazione dell’“unreliable narrator”, individuato, per la prima volta, da Wayne C. Booth in The Rethoric of Fiction. Riggan descrive 5 tipi di narratore inaffidabile: the Pícaro, the Clown, the Madman, the Naïf. Togliendo il Clown e il Naïf, che in questo caso poco si prestano al romanzo, analizziamo gli altri, che si accostano bene alla personalità di Bret: il Pícaro è un narratore la cui tendenza è quella di esaltare le vicende, edulcorandole; il Madmen presenta dei meccanismi di difesa mentali, quali amnesie, paranoia, dissociazione; il Liar è il narratore che racconta bugie anche a se stesso, per oscurare un lato della propria vita o della propria personalità.

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