Cecità di José Saramago

“Cecità”, di Josè Saramago: Una rilettura del non voler vedere

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Ensaio sobre a Cegueira (in italiano Saggio sulla cecità) è il titolo in lingua originale del libro Cecità di Josè Saramago, premio Nobel per la letteratura, pubblicato per la prima volta nel 1995. Roberta Schiavoni lo ha riletto per l’Altro settimanale.


Cecità di José Saramago. La trama

Cecità narra di una vera e propria pandemia di cecità, ma ciò che lamentano i protagonisti non è la classica cecità del buio ma è una cecità bianca, come se sopra gli occhi si fosse calato un velo bianco come il latte.

La pandemia sembra avere inizio da un semplice uomo in auto che aspetta al semaforo, il quale si accorge di essere diventato improvvisamente cieco; tornato a casa grazie all’aiuto di un uomo. Racconta cosa è successo a sua moglie, e i due decidono di recarsi immediatamente da un medico specialista, ed è proprio nello studio medico di questi che incontriamo alcuni tra i protagonisti principali come: «un vecchio con la benda nera», «un ragazzino strabico» e «una ragazza dagli occhiali scuri». Il medico esamina colui che durante la storia verrà definito come «il primo cieco», ma non riesce a trovare una spiegazione per tale cecità improvvisa.

In pochissimo tempo la cecità inizia a diffondersi in tutta la città e tutti ne sono soggetti, tranne la moglie del medico che rimarrà l’unica ad avere la vista. A seguito alla decisione del governo di far rinchiudere tutti coloro affetti dalla cecità bianca in alcuni edifici, come tentativo di contenere la malattia, la donna fingerà di non vedere per non essere separata dal marito.

Fra i ciechi c’era una donna che dava l’impressione di trovarsi contemporaneamente dappertutto, aiutando a caricare, comportandosi come se guidasse gli uomini, cosa evidentemente impossibile per una cieca, e più di una volta, o per caso o di proposito, si girò verso l’ala dei contagiati.

La pandemia, ormai diffusa in tutto il paese, porta con sé conseguenze disastrose: la città è completamente abbandonata, per le strade vi sono persone morte, i ciechi che non sono stati rinchiusi nelle strutture o che per qualche motivo sono riusciti ad uscire occupano le case altrui e lottano tra di loro per il cibo; è uno scenario apocalittico.

Cecità è vivere in un mondo dove non vi sia più speranza.

Lo stile di Cecità

Cecità, come molte delle altre opere di Saramago, ha uno stile molto particolare, caratterizzato dall’assenza di nomi propri per i personaggi, che vengono identificati attraverso caratteristiche fisiche o espressioni impersonali, e dalla mancanza delle strutture grammaticali che servono ad introdurre i dialoghi, che sono semplicemente divisi da una virgola e seguiti da una lettera maiuscola.

La mancanza delle strutture grammaticali introduttive dei dialoghi rende in alcuni tratti la lettura complicata, ma ciò non deve spaventare, in quanto, se si supera questa piccola caratteristica, la storia fluisce facilmente; personalmente ritengo si tratti di un libro che va letto prestando molta attenzione, nel quale bisogna immergersi completamente per comprenderlo a fondo, e per cogliere tutte le caratteristiche nascoste.

Per quanto riguarda invece l’assenza di nomi propri, l’ho trovata molto interessante durante la lettura e credo possa esserlo per chi si trovasse al primo approccio alle opere di Saramago. Non risulta lampante questa assenza, passa in secondo piano, poiché ci si ritrova travolti dagli eventi del libro; inoltre trovo che l’anonimato dei personaggi sia una scelta stilistica spettacolare, facendo così che la storia narrata, la “Cieca pandemia” e tutte le sue conseguenze, non riguardino solo un luogo e una determinata popolazione, ma tutto il mondo, tutti noi diveniamo soggetti della storia e la cecità lattiginosa, che all’inizio della storia ci sembra così distante da noi, diviene familiare.

Cecità di José Saramago. Il tema dell’opera

Tema centrale dell’opera è l’indifferenza dell’essere umano, la quale non insorge con la pandemia ma era già presente:

È di questa pasta che siamo fatti, metà di indifferenza e metà di cattiveria.

Josè Saramago infatti afferma che la perdita della solidarietà tra le persone rende la nostra una società cieca. Anche il manicomio in cui vengono rinchiuse le persone affette dalla cecità rappresenta una situazione in cui sono state eliminate tutte le condizioni sociali precedenti alla pandemia, ma anziché esserci la nascita di una società più equa basata sull’uguaglianza dello stato in cui si ritrovano le persone che ne fanno parte, vi è una regressione allo stato di natura come lo teorizzava Hobbes, in cui vale la legge del più forte, e l’unica organizzazione politica possibile è quella della dittatura.

Nel romanzo la solidarietà è una caratteristica appartenente soltanto al gruppo delle donne, unite dal trauma collettivo subìto in manicomio, formando una comunità con valenza salvifica con suo apice la figura della moglie del medico.

Per tutto il romanzo siamo immersi in una orribile realtà, che può sembrare surreale in quanto viene rappresentata attraverso quella che è una iperbole che dura per tutto il romanzo, ma che in realtà rispecchia la nostra realtà, un mondo senza speranza, fatto di violenza e odio, in cui il vero nemico, come nel romanzo, sono le persone stesse.

Secondo me non siamo diventati ciechi, secondo me lo siamo, Ciechi che vedono, Ciechi che, pur vedendo, non vedono.

È possibile che la cecità sia sempre esistita e che la sua manifestazione fisica sia soltanto servita a mostrarcela, perché prima era facile da ignorare, come ogni giorno ignoriamo nella nostra società l’odio, l’apatia, l’omicidio, lo stupro, l’ignoranza e l’indifferenza; e quando nel romanzo la società cade a pezzi, sorge la domanda su cosa significhi essere umani.

Tutto ciò che ci rendeva umani non conta più, il nostro aspetto, il nostro nome, la nostra casa; la modestia e la vergogna non esistono più, l’empatia è scomparsa. È rimasto qualcosa dentro di noi? O siamo solo vessilli vuoti e ciechi che viaggiano senza meta, senza più riconoscere quello che ci circonda? E perché solo la moglie del medico non ha perso la vista? Perché era la più umana? O è rimasta la più umana proprio perché non ha perso la vista?

Se non siamo capaci di vivere globalmente come persone, almeno facciamo di tutto per non vivere globalmente come degli animali.

Cecità di Josè Saramago non è un libro che fa per tutti. Questo romanzo è l’esatto opposto di una lettura leggera, è un libro che ti costringe a pensare a tutto ciò che si cerca sempre di evitare, come se facesse parte della nostra natura ignorare ciò che di più brutto c’è al mondo; ti costringe a riflettere su ciò che ci circonda e su come noi stessi ci comportiamo giorno per giorno. Per fortuna. ©RIPRODUZIONE RISERVATA

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