Riaffiorano le opere sommerse di Giorgio Manganelli 

Sommamente invitante è la tastiera: quarte di copertina d’Autore

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Riaffiorano le opere sommerse di Giorgio Manganelli

Tenuto conto di quanto sia difficile oggi pubblicare libri originali e spiazzanti, un plauso va senza dubbio e piaggeria a Graphe.it (dell’editore abbiamo scritto qui) per l’accurata idea di proporre in libreria un Giorgio Manganelli “altro”. L’editore, da qualche tempo, si sta occupando della riscoperta di quella parte dell’opera di Manganelli sommersa. Titolo dopo titolo si va così a comporre un catalogo che ad oggi vanta la bizzarra riflessione sulla notte, dal titolo, appunto, Notte tenebricosa, un’accurata scelta di poesie a cura di Antonio Bux raccolta in Un uomo pieno di morte, una personalissima traduzione del classico di Tom Hanlin Una volta sola nella vita (libro del quale L’Altro si è occupato qui).

In questa direzione dove l’assurdo diviene saggia normalità non poteva mancare un quarto titolo, davvero notevole e misterioso: Sommamente invitante è la tastiera, dove viene trattata sapientemente «la breve, difficile, raffinata, elitaria arte della quarta di copertina» sempre secondo Manganelli. D’accordo con la quarta di copertina del libro, è doveroso informare che di «un piccolo tesoro unico nel genere» si tratta. Sommamente invitante è la tastiera si presenta diviso in due parti separate da un intermezzo. La prima, intitolata Manga per sé, presenta le quarte che Manganelli ha scritto per i suoi libri. Dunque, uno spaccato personale, d’autore, che rende con estrema facilità il didascalico artistico.

Fra le quarte particolari e, delle volte, depistanti incontriamo quelle per Pinocchio: un libro parallelo, Hilarotragoedia, Agli dèi ulteriori, Amore e infine Centuria. Cento piccoli romanzi fiume. Lo stile è sempre un qualcosa di irraggiungibile, lo stesso vale per la creatività che attinge a piene mani dal genio. Nella seconda parte incontriamo, invece, il Manganelli scrittore che ha vestito i panni professionali del consulente editoriale e redattore. Anche in questo caso le quarte sono scritte nell’unico modo possibile a Manganelli: il suo. L’intermezzo, invece, lascia spazio a una vera e propria perla letteraria: Il Morgante Maggiore di Luigi Pulci raccontato da Giorgio Manganelli, del quale trascrivo di seguito le prime righe dell’incipit, eccole: «Il Morgante Maggiore è il primo, in ordine di tempo, dei grandi poemi cavallereschi ed è, insieme, quello che più nettamente si discosta dalla tradizione del genere. È un testo estravagante, una formidabile presenza deformante in una serie di testi classici e colti.» Stranamente o formidabilmente, tutto questo potrebbe facilmente ricondurre al colto divertimento delle Interviste impossibili, proprio per la beffa intelligente che rimbalza di pagina in pagina, di testo in testo, di libro in libro, sino ad approdare alla radio.

Un’operazione editoriale davvero interessante, questa di Graphe.it. Un libro Sommamente invitante è la tastiera, impreziosito anche da una puntuale e attenta prefazione di Luigi Mascheroni e una nota di lettura di Lietta Manganelli, la figlia. E per ultima cosa, ma non certo per importanza, un ringraziamento è davvero sentito e dovuto a Lietta, per la cura e l’attenzione a un’opera di un padre che ha saputo aprire altri abissi e scavalcare impossibili vette trovandosi al centro di un Novecento letterario così ricco di talenti dove non era assolutamente facile lasciare un segno. E Giorgio Manganelli ha lasciato un lungo segno luminoso opera dopo opera, zampata dopo zampata.

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