Il cavaliere e i satanisti

Il Cavaliere e i satanisti. Un racconto di Franco Garofalo tratto da “Il cavaliere stanco”

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Il testo che oggi poniamo all’attenzione dei nostri lettori e lettrici ha per titolo Il Cavaliere e i satanisti. È un estratto di un racconto più ampio: “Il cavaliere stanco”, contenuto nel volume Racconti degli anni impossibili, Meligrana Editore, Tropea, 2021, del nostro Franco Garofalo. Buona lettura.

Fra il 1998 e il 2004 fra Somma Lombardo e Arsago Seprio, provincia profonda ai confini fra Lombardia e Piemonte, imperversò una banda di balordi facili all’assassinio per noia e per assenza di significato della vita che dopo tre delitti accertati, sei presunti e un’ induzione al suicidio furono finalmente fermati, prima che finissero per ammazzarsi a vicenda coerentemente con i presupposti, certo singolari, della loro setta. I lettori più attenti penseranno al Club dei suicidi di R.L. Stevenson, in cui chi si rifiutava di eseguire puntualmente il voto di togliersi di mezzo veniva perseguito dagli altri membri. E in effetti la scabrosa storia delle “Bestie di Satana” merita qualche interesse e non solo come caso criminale. Nel loro richiamarsi al satanismo privo di qualsiasi reale retroterra spiritualistico, ma solo per le suggestioni più o meno subliminali presenti nei gruppi musicali del genere dark o black metal le Bestie hanno, del tutto involontariamente è bene dirlo, inaugurato la corrente dell’analfabetismo esoterico, che oggi va per la maggiore. Il cavaliere impersona il narratore, che assiste in diretta alle turpitudini del gruppo.


 

Cavaliere stanco

Ed ecco come mi avvicino ed allontano da questo, entro ed esco da ogni dettaglio, non ho più limiti, davvero. Posso farlo perché sono un Cavaliere, sono fuori dalla pelle e conservo molti ricordi, tutti collegati dal fatto di aver trascorso i miei ultimi anni in preda ad una forte stanchezza. Ma quanto sei stanco amico mio, mi diceva il Cavaliere Appresso, mio antico istruttore. La mia è soltanto stanchezza mentale amico mio, gli rispondevo, e lui: vedrai che presto sarai libero dalla carne ed al riparo da ogni afflizione.

Su questo ci contavamo molto noi Cavalieri; ci era stato promesso durante un memorabile accampamento presso il Santo Sepolcro che saremmo stati affrancati, perché nessun uomo è libero finché non è libero dalla carne che si porta addosso. Ma non vi trattengo con residui della mia lunghissima memoria, i fatti sono che in  una memoria troppo lunga i lunghi secoli si sovrappongono, le urgenze del Trecento non sono quelle del Settecento, fin quando, un po’ verso la fine, si viene a sapere che il tempo non esiste. Il tempo è solo una modalità che ci è data per non restare tutti nello stesso punto, per non essere immobili e imperturbati come i Signori di noi Cavalieri. I Signori dimorano al di fuori del tempo, e sono infelici perché non hanno mai attraversato la vita nella carne e sotto la luce del sole fisico. Per noi è diverso, ma io non mi faccio tante domande. Si va. Ora?

Una storia satanica

Da umani non abbiamo idea di cosa si dipinga, quando in tutte le direzioni appaiono segni in continuazione, come una fabbrica che ne sforni a milioni, e nessuno si accorge che questi segni sono stati tracciati, e vengono tracciati, da intelligenza pura e semplice. Se mi credete, vi dico che esiste l’ intelligenza applicata, ad esempio quella dell’ uomo e della donna; e l’ intelligenza pura, che non pensa ad altro che a se stessa, che si pensa e nient’ altro. Difficile mettere in relazione le due cose, ma abituatevi: spesso per quel che dico non vi sono parole. Rimane il fatto che in un posto chiamato Somma, che dovrebbe significare o sommità, oppure risultato, Andrea si fa chiamare Isidon e Paolo, Ozzy. Ascoltano robaccia black metal, vivono così, si comprano roba con lavori occasionali e sembrano senza speranza. Ma se passo attraverso i fili della tenda strappata, divelta la cucitura e mi sistemo meglio, ascolto tutto. Hanno da dire, soprattutto quando sono fatti. Perché se no, ci sono anche Mario, Nicola ed Elisabetta?

Dobbiamo fare un passo indietro, ed alcuni avanti, non c’ è niente da fare … I temi sono due: se uccidere; e se c’ è un dio che può apprezzare tutto questo, e ritenerlo un sacrificio. Come venire al mondo? Rompendo le acque, liberandosi dalla placenta, e rilasciando una poltiglia grumosa che ha molto del sangue. Dunque, ridare indietro parte della vita a chi, si presume, quella vita abbia creato, sembra l’ unico dono che una semplice creatura possa fare. E’ questo su cui stanno ragionando. La musica ad alto volume occupa tutta la stanza accanto. E’ un muro di suono talmente spesso che sembra ci sia di là un mucchio di persone, mentre non c’ è nessuno e stanno seduti tutti qui, in circolo: chi su un divano mezzo sfondato, chi in una poltrona che non ha più una molla intera, chi per terra con un braccio poggiato sul tavolino basso. Hanno tutti i capelli lunghissimi e scuri. Forse c’ è qualcuno castano, o persino biondo; ma si tinge i capelli con l’ henne nero. La ragazza, Elisabetta, credo abbia i capelli chiari, gli occhiali e gli occhi azzurri tenerissimi all’ espressione.

Vuoto di valori

una specie di didascalia al quarzo fluorescente aleggia su di loro. È così che li definireste? Potreste avere sorprese in quantità. Risponde qualcuno che uccidere non è un concetto, ma un’ azione. Si fa, ma deve essere categoricamente escluso ogni atto preliminare del pensiero. Se penso ad uccidere, ecco che non ucciderò più. Ma, perché chiamarlo sacrificio? Il soprannaturale dio onnipotente non esiste, e se esiste è un demente, perché non ci distrugge qui e subito. Ecco cosa penso, dice uno di loro … Non chiedetemi chi, il pensiero di uno potrebbe essere benissimo quello dell’ altro! Ma tornando al sacrificio, com’ è andata all’origine di tutte le cose? L’ essere stava ed era pura intelligenza. Ha avuto dei figli. Il padre ha tutto; i figli non hanno nulla, dipendono in tutto dal padre/madre. Cosa può offrire il dono? Un pezzo della sua carne, una porzione di quel corpo che gli è stato dato; una stilla del suo sangue. E se al posto del suo, mettesse il sangue di un altro? Ecco qual è il significato di sacrificio: sacrifico qualcun’ altro per non dovermi sacrificare io stesso.

È ammirevole come questi ragazzi si arrampichino sugli specchi. La loro cultura accademica è scarsa se non nulla; non hanno mai partecipato a seminari e corsi, non leggono libri, forse di tanto in tanto hanno orecchiato qualche intervista ad Introvigne o a Franco Cardini, ma sempre distratti o quando erano depressi. Non hanno alcuna preparazione per affrontare questioni fondamentali, eppure si accaniscono intorno al metafisico.

Del demonio sanno quel che può saperne un ragazzo stordito da rumore e droghe durante i concerti dei Deicide, o Borknagar, o Dissection, ed è sopraffatto dalla paccottiglia di spille, magliette, amuleti, bracciali e cavigliere, occhiali e vinili, borchie e tatuaggi che arrotondano gli incassi degli organizzatori. Il loro orizzonte teologico o demonologico sta tutto dentro il décor del Midnight di Milano. Altro particolare essenziale, vuoi per fragilità, per le allucinazioni ricorrenti che espandono illimitatamente gli orizzonti più angusti, vuoi per la facilità al terrore degli individui assoggettati alla propria depravazione, i ragazzi di rado si spingono oltre i confini del territorio comunale di Somma (incluse le frazioni) o quando sono colti dal raptus della fuga, della provincia di Milano.

Se ora mi posiziono dal grande portacenere in mezzo al tavolo, scopro una montagna di cicche e tanta cenere, da poter costituire tranquillamente i resti incinerati di un paio di persone. Ma no, scherzo, si tratta solo di cenere di sigarette e di potenti canne di hascisc. I cinque discutono animatamente. La prova è quella di Andrea, che si fa chiamare Isidon. Si tratta della sua iniziazione. Fa nulla se essa, contrariamente alle solite regole del settore, avviene dopo che frequenta il gruppo da anni mentre, in verità, non avrebbe dovuto frequentare legalmente il gruppo prima di aver ricevuto la propria iniziazione: ma tant’ è, le Bestie non a caso si chiamano così. Il loro, diciamo così, scopo sociale è instupidirsi, infrollirsi nella teoria e pratica della violenza (meglio la pratica prima), proclamandosi servitori del Maligno, il quale, puntualmente, presiede ai loro riti. Il rituale peraltro non è fisso, Dunque, che fare? Chi sacrificare? E’ chiaro che prima o poi le Bestie si cannibalizzeranno tutti fra loro. Impossibile fidarsi. Ci sono giovani di tutte le età fra cui pescare, ma di preferenza le vittime sono sotto i 20 ed i carnefici intorno ai 30. Pagano sempre i più piccoli, non c’ è niente da fare!

Isidon ha deciso: facciamo venire Mariangela. La tua ex? Sì, proprio lei. È facile, fa tutto ciò che le dico, mi basta fare un fischio. Abboccherà? Non fiuterà la trappola? Ma no, che vuoi che fiuti Mariangela. La tengo nel pugno, ti dico, fa quello che voglio io. Se li sentissero i genitori di Mariangela. Lei è figlia di un sindaco, eletto dalla cittadinanza con Forza Italia. Appartiene alla gente bene, dovrebbe avere una fibra, un qualcosa che la distingua da questo canile di debosciati senza futuro. Invece, niente. Andrea se l’è goduta, lei ne è perdutamente innamorata. Andrea l’ha allontanata, lei torna sempre da lui, torna sempre nel tempo indietro, vuole rovesciare qualcosa, il tempo, che in realtà non esiste. È un’illusa, forse in cuor suo pensa che il suo amore redimerà i vizi di Andrea. Per tutto questo è la vittima ideale, il soggetto giusto da far adagiare sull’ altare nefasto.

E chiama Mariangela. Sì, cioè, puoi venire con la cassetta del concerto che voglio metterla su internet, porta la telecamera dai. Non puoi? Può sempre. Se adesso mi alzo verso il soffitto li vedo sotto di me tutti concentrati diretti verso un solo punto, col busto inclinato e i gomiti puntati sulle ginocchia; il punto è il cellulare di Andrea che sta parlando, vieni? Domani no, sono fuori tutto il giorno, se puoi, al massimo un’ oretta. Viene, viene, fa qualcuno rialzandosi, la Lisa si mette le mani sui fianchi perché ha orrore che le possa venire la scoliosi di ritrovarsi storpia. Uccidere perché, Mariangela non ha senso poi. Ma sì, Mariangela perché è una ex, si è condannata da sola, ha troppi scrupoli e la gente con scrupoli domina il mondo riempiendolo di moralismi, tergiversazioni; vogliono buttar giù dalla torre i devianti, vogliono il loro piccolo mondo di merda che non cambi mai, che non conosca tutte le possibilità che la vita ci offre e che il nostro Maestro ci sa indicare!

Nicola si alza in piedi e comincia a girare per la stanza, ma non si può camminare liberamente, c’ è disordine e molta roba sparsa sul pavimento. Lui la pesta, non gliene frega niente, a nessuno gliene frega nulla. Ma poi ci si inciampa. Ce l’ hai le armi? Sì, la Smith & Wesson. Bella. Il fucile da caccia sta nell’ altro locale, poi coltellacci non ne mancano ed anche ce n’ è uno da sub, oltre al martello e ai chiodi, che trafissero benissimo i piedi di Cristo. Intanto tiriamo, vai di là Lisa, prepara uno speedball. No, io adesso non ci vado. Perché? Dai Lisa, non ci esasperare. L’ impossibilità di essere normali, è questo di cui vorrebbero parlare. Questa è soltanto l’ ennesimo tentativo di esecuzione capitale, svariati altri sono andati a segno; quelli che sono falliti era perché i sacerdoti del rito non volevano; da loro facciamo dipendere tutto, ma siamo noi con i morti da noi ammazzati che abbiamo fatto crescere a dismisura il loro potere! Adesso è talmente grande che siamo nelle loro mani. Non doveva andare così, no decisamente. Mariangela sta arrivando. Da casa sua, ci metterà venti minuti. Dai, sniffiamo la coca che c’ è già pronta. Quando tirano, si fa un certo silenzio. Visti così non sembrano tanto cattivi. Siamo solo lungo la frontiera dell’ uomo, una delle possibilità dell’ uomo: noi cavalieri lo sappiamo bene com’ è fatta questa creatura paradossale. Ma non mi dilungherò adesso sulla natura quale fu determinata in tempi remotissimi, perché questo essere è stato congegnato con attenzione e preparato con estrema cura.

Avrebbe dovuto svolgere una missione, che era collegata con la materia originaria, e su qualcosa che non doveva sfuggire ed era invece sfuggito. Avrete notato che gli uomini nascono piccoli ed indifesi ed attraversano il tempo per irrobustirsi. Ma lasciamo perdere. La coca era stata tirata, la Smith & Wesson spuntava da un cassetto lì a vista di tutti, Lisa era andata a preparare uno speedball per il suo fidanzato. Era ora di allontanarsi per tutti gli altri. Mariangela non doveva pensare che ci fosse sotto una cosa concertata. Sarebbe arrivata a minuti, via, sloggiare.

E di certo non più che cinque minuti dopo lo sloggio dei tre è arrivata anche Mariangela. Indossa una felpa grigia, si è messa quel che aveva a tiro. I capelli sono tirati indietro e tenuti con un elastico sulla nuca. Porge come prima cosa la telecamera ad Andrea, da collegare al computer. Non si può farle del male, Andrea sta sondando sé stesso, ma troppa è la confusione. Quando certe frasi di circostanza raggiungono qualcuno che non dorme da due notti per tirare droga, gli effetti sono imprevedibili; nulla quadra dentro una testa accanitamente e risolutamente guasta. Come si fa a guastarsi? In apparenza, nessuna difficoltà. Basta sapere che tutto è mortale e che la vita intelligente è un ghirigoro superfluo sulla natura più bella e severa di tutte, quella delle rocce. Rocce senza traccia di vita biologica, se non metano o ammoniaca o ghiaccio disidratato, quelli sono i più belli di tutti i pianeti. Ma l’ intelligenza è, di tutte le espressioni di vita, particolarmente irritante; cosa pretende da noi, l’intelligenza?

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